El Tamarig
- Carlo Pagnini

- 6 giorni fa
- Tempo di lettura: 2 min

A priamo l’anno con una immagine invernale, dove la bassa temperatura, come spesso accade nelle poesie, non è solo un dato atmosferico, ma diventa metafora del freddo dell’anima. Si intitola “El tamarig” e ci mostra un Pagnini, acuto osservatore, a descrivere una sorta di fotografia del lungomare cittadino, presa a metafora di un momento di disperazione.
È stata composta nel 1986, ed ha trovato posto nell’antologico “Una vita sa… le mi stranezz” (Nobili Editore 1989) e in “Sa un fil de luc” di Neftasia Editore del 2007, da dove abbiamo attinto e attingiamo ogni mese per realizzare questa nostra pagina. Come ad ogni uscita, anche in questo numero trovate la poesia in originale “pantanese”, la traduzione poetica in italiano, un glossario ragionato e il Link che rinvia ad un video in cui Carlo Pagnini stesso vi accompagna nella lettura: https://www.youtube.com/watch?v=y1qoI6jtfN8
El Tamarig
El Tamarig l’è armast imprigionèd
t’un quadratén de tera tra ‘l cement.
Contra ‘l destén infèm an fa un lament,
el stà malé cóm’è un guardièn dle strèd.
Da ‘l sol l’inverne ormei i l’à isolèd.
Intirizid dal fredd l’aspetta april
tutt dur com’è una stètua de Capril.
Sól la speranza ancora in l’à lascèd.
‘Na nuvola malégna il vria aguantèl
la bora il vria schiantè da le radig
el mèr l’è in agonia... an pó aiudèl!
Quante davanti a j occh’ c’è i giorne grig
e in tl’anima an s’arcoj pió gnent de bel
se sent adoss el fredd del Tamarig.
Il Tamerice (o Tamarice)
Il Tamerice è rimasto imprigionato
in un quadratino di terra fra il cemento.
Contro il destino infame non fa un lamento,
e sta lì come un guardiano delle strade.
Dal sole l’inverno ormai lo ha isolato.
intirizzito dal freddo aspetta aprile
rigido come una statua di Caprile.
Solo la speranza non lo ha ancora abbandonato.
Una nuvola maligna lo vorrebbe agguantare
la bora vorrebbe schiantarlo alla radice
il mare è in agonia… non lo può aiutare!
Quando davanti agli occhi ci sono i giorni grigi
e nell’anima non si raccoglie più niente di bello
si sente addosso il freddo del Tamerice.
GLOSSARIO RAGIONATO
imprigionèd = imprigionato
quadratén de tera = quadratino di terra (riferito a quei riquadri di terra tra il cemento o l’asfalto dei marciapiede dove vengono piantati gli alberelli dei viali)
destén infèm = destino infame (frase fatta, presa a prestito perché perfetta)
guardièn = guardiano, sentinella
intirizid = intirizzito
tutt dur = alla lettera tutto duro, che abbiamo tradotto con un meno efficace rigido
stètua de Capril = statua di Caprile, con riferimento alla seicentesca Villa Caprile di Pesaro, con geniale soluzione alla ricerca di una quasi introvabile rima con april (aprile), il mese che da avvio alla buona stagione
lascèd = lasciato, nel senso di abbandonato
malégna = maligna
aguantèl = agguantarlo - c’è tanto movimento nel verbi di que sta poesia sull’immobilità
vria = vorrebbe
schiantè da le radig = schiantarlo dalle radici - abbatterlo
an s’arcoj = non si raccoglie
se sent adoss = si sente addosso - in questo verso finale la po esia ribalta il punto di osservazione, svelando il parallelismo tra il freddo del Tamerice e quello dell’anima





