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El Tamarig


A priamo l’anno con una immagine invernale, dove la bassa temperatura, come spesso accade nelle poesie, non è solo un dato atmosferico, ma diventa metafora del freddo dell’anima. Si intitola “El tamarig” e ci mostra un Pagnini, acuto osservatore, a descrivere una sorta di fotografia del lungomare cittadino, presa a metafora di un momento di disperazione.


È stata composta nel 1986, ed ha trovato posto nell’antologico “Una vita sa… le mi stranezz” (Nobili Editore 1989) e in “Sa un fil de luc” di Neftasia Editore del 2007, da dove abbiamo attinto e attingiamo ogni mese per realizzare questa nostra pagina. Come ad ogni uscita, anche in questo numero trovate la poesia in originale “pantanese”, la traduzione poetica in italiano, un glossario ragionato e il Link che rinvia ad un video in cui Carlo Pagnini stesso vi accompagna nella lettura: https://www.youtube.com/watch?v=y1qoI6jtfN8


El Tamarig


El Tamarig l’è armast imprigionèd

t’un quadratén de tera tra ‘l cement.

Contra ‘l destén infèm an fa un lament,

el stà malé cóm’è un guardièn dle strèd.


Da ‘l sol l’inverne ormei i l’à isolèd.

Intirizid dal fredd l’aspetta april

tutt dur com’è una stètua de Capril.

Sól la speranza ancora in l’à lascèd.


‘Na nuvola malégna il vria aguantèl

la bora il vria schiantè da le radig

el mèr l’è in agonia... an pó aiudèl!


Quante davanti a j occh’ c’è i giorne grig

e in tl’anima an s’arcoj pió gnent de bel

se sent adoss el fredd del Tamarig.


Il Tamerice (o Tamarice)


Il Tamerice è rimasto imprigionato

in un quadratino di terra fra il cemento.

Contro il destino infame non fa un lamento,

e sta lì come un guardiano delle strade.


Dal sole l’inverno ormai lo ha isolato.

intirizzito dal freddo aspetta aprile

rigido come una statua di Caprile.

Solo la speranza non lo ha ancora abbandonato.


Una nuvola maligna lo vorrebbe agguantare

la bora vorrebbe schiantarlo alla radice

il mare è in agonia… non lo può aiutare!


Quando davanti agli occhi ci sono i giorni grigi

e nell’anima non si raccoglie più niente di bello

si sente addosso il freddo del Tamerice.


GLOSSARIO RAGIONATO


imprigionèd = imprigionato

quadratén de tera = quadratino di terra (riferito a quei riquadri di terra tra il cemento o l’asfalto dei marciapiede dove vengono piantati gli alberelli dei viali)

destén infèm = destino infame (frase fatta, presa a prestito perché perfetta)

guardièn = guardiano, sentinella

intirizid = intirizzito

tutt dur = alla lettera tutto duro, che abbiamo tradotto con un meno efficace rigido

stètua de Capril = statua di Caprile, con riferimento alla seicentesca Villa Caprile di Pesaro, con geniale soluzione alla ricerca di una quasi introvabile rima con april (aprile), il mese che da avvio alla buona stagione

lascèd = lasciato, nel senso di abbandonato

malégna = maligna

aguantèl = agguantarlo - c’è tanto movimento nel verbi di que sta poesia sull’immobilità

vria = vorrebbe

schiantè da le radig = schiantarlo dalle radici - abbatterlo

an s’arcoj = non si raccoglie

se sent adoss = si sente addosso - in questo verso finale la po esia ribalta il punto di osservazione, svelando il parallelismo tra il freddo del Tamerice e quello dell’anima

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