Vuelle più forte della Sfortuna

Nel basket non ci si annoia mai. È proprio il caso di dirlo. E ciò che è successo nell’ultimo mese in casa Vuelle (e non solo) è davvero tanto, pure troppo. Unica costante, va detto per fortuna, è stata il rendimento della squadra di coach Leka, sempre di altissimo livello, tanto da rimanere ancora in testa alla classifica, nonostante la sfortuna si sia accanita non poco sulle loro teste.
La prima “sfiga” è datata 25 gennaio: sfida contro Roseto, prima contro ultima in classifica. Sembrava una giornata tranquilla, di quelle giornate ordinarie dove bastasse passare alla cassa al termine a riscuotere i due punti pattuiti. Invece nulla di tutto ciò. Dopo pochi minuti, Kay Felder esce dal campo piangendo e toccandosi la parte alta della gamba.
Ennesimo infortunio per il playmaker americano in una stagione costellata da tanti stop che ne hanno irrimediabilmente minato il rendimento in campo. Da lì, dopo un’iniziale reazione del resto della truppa, la gara ha preso una pericolosa china, con il veemente recupero finale dei rosetani che si è concluso poi per fortuna al fotofinish con la vittoria dei pesaresi di un
solo punto.
Non ci si annoia, si diceva. Ma in fondo il fine giustifica machiavellicamente i mezzi e i due punti, di riffa o di raffa, sono comunque arrivati. Lo stop a Felder si è rivelato definitivo (lesione al muscolo adduttore destro, out almeno 50 giorni) e la società si è (finalmente) messa alla ricerca di un altro giocatore straniero, cercando di transare il contratto
dell’ex stella di Oakland University.
Tutti si aspettavano un cambio di rotta a livello tattico, perché è chiaro come vedere un prete nella neve che la squadra abbia la necessità di muscoli e centimetri in grado di far rifiatare lo splendido Miniotas (votato miglior straniero del campionato del mese di gennaio), che va preservato come le reliquie di San Gennaro a Napoli.
Invece la società ha pensato di perseverare nelle proprie convinzioni prendendo la fotocopia (fisica) di Felder: Jaaziel “Jazz” Johnson, esterno di 178 cm, appena uscito da Pistoia (penultima in classifica) e veterano di tante squadre di A2. Un giocatore “pret-a-portèr”, esperto del campionato (30 anni) e che non fa sprecare visti di soggiorno in Italia venendo appunto da un’altra compagine del nostro campionato.
Eppure, numeri alla mano, il reparto esterni è stato sin qui tra i migliori e più carrozzati del lotto nonostante le assenze o le prestazioni incolori di Felder. Perché dunque prendere ancora un giocatore del genere e non un lungo? Il giudizio è ancora sospeso, ma se alla prima partita contro Cento il buon Jazz ha palesemente steccato (0 punti, 0/4 al tiro, -4 in valutazione) alla seconda contro Cividale (16 punti e tiri liberi e difesa vincenti nell’ultima decisiva azione) si è subito riscattato.
La seconda sfortuna alla quale non solo Pesaro ha dovuto sottostare è stata l’improvvisa sparizione di Bergamo dalla cartine geografiche cestistiche. Un’altra di quelle storie pessime all’italiana, come già avvenuto in serie A con Trapani, che non dovrebbero mai accadere e invece puntualmente ogni anno avvengono, minando la regolarità e la competitività del campionato.
Una federazione normale non dovrebbe semplicemente consentire certi fatti dotandosi di regolamenti che lo impediscano. Ma nel 2026 chi comanda non lo ha ancora capito e puntualmente ogni anno ci risiamo. La radiazione di Bergamo ha immediatamente annullato le partite svolte dalla squadra dell’ex Ramagli. E la Vuelle, che le aveva giocate e
vinte entrambe, si è ritrovata improvvisamente con 4 punti in meno in classifica, rimanendo ancora in testa, anche se non più in solitaria, ma in coabitazione con Rimini, Brindisi e Cividale.
Altro effetto è stato l’improvviso svincolo di tutti i giocatori della ex squadra lombarda, che ha scatenato subito la caccia ai pezzi più pregiati. Si dice che la società pesarese segua con interesse i lunghi italiani Udom, Nobili e Lombardi (altro ex), ma vista la propensione societaria al tentennamento estremo in caso di modifiche al roster, su un possibile approdo in riva all’Adriatico di un altro giocatore, ci si crederà solo quando lo si vedrà.




