Alphonso Ford: il Puma di Greenwood

«Siate forti e combattete duro, il mio cuore sarà sempre con tutti voi».
Si concludeva così quell’ultimo, indimenticabile messaggio che Alphonso Ford volle mandare alla sua gente, a quel popolo biancorosso che lo aveva adottato e che non ha mai smesso di stringerlo al cuore. Parole che pesano come macigni e che risuonano ancora più forti se pensiamo che il 4 settembre 2004 quel campione generoso e implacabile ci lasciava, spegnendosi troppo presto ma consegnandosi per sempre all’immortalità dello sport.
Per tutti a Pesaro, grazie alla magnifica intuizione dello storico telecronista Michele Zavagnini, lui era “Il Puma di Greenwood”. Un felino letale in campo, una macchina da canestri che semplicemente nessuno poteva fermare, forte di una carriera stratosferica e di cifre mostruose: al college, a Mississippi Valley State, aveva polverizzato i record chiudendo con oltre 3.100 punti complessivi e medie superiori ai 29 punti a partita, incantando persino negli Stati Uniti tra Seattle e Philadelphia, prima di diventare il dominatore incontrastato dei parquet europei.
In maglia Scavolini, “Fonzie” ha regalato serate di pura estasi agonistica.
Impossibile dimenticare le sue prestazioni leggendarie nella stagione 2003-2004 (chiusa con oltre 750 punti complessivi tra campionato e coppe), quando con la sua classe cristallina faceva accapponare la pelle al pubblico del palasport, immarcabile per qualsiasi difensore.
Come quella indimenticabile notte contro la corazzata Siena, quando trascinò Pesaro in un tripudio di pubblico record, o le sue spietate spallate offensive nei playoff. In quella squadra spettacolare c’erano campioni del calibro di Aleksandar Djordjevic, Marko Milic e Hanno Mottola, capaci di spingere la Scavolini fino a una memorabile semifinale scudetto nel 2004.
Era una pallacanestro d’altri tempi, fatta di giocate geniali, leadership e un cuore immenso, cucita addosso a un fuoriclasse che ha vinto due volte la classifica dei marcatori di Eurolega. Proprio per onorare la sua memoria, l’Eurolega ha istituito l’Alphonso Ford Top Scorer Trophy, e il destino ha voluto che, nella prima edizione successiva alla sua scomparsa, a sollevarlo fosse proprio un giocatore della Scavolini Pesaro: Charles Smith, detto “Il Ragno”, degno erede di quella stirpe di cecchini letali. Altri tempi, altri campioni.
Ma la grandezza più immensa, quella che scava dritta nell’anima, Alphonso l’ha dimostrata quando la vita ha iniziato a fargli la difesa più dura. La terribile malattia che già lo condizionava da anni ha provato a limitarlo, ma lui ha continuato a lottare con la stessa dignità e lo stesso orgoglio con cui attaccava il ferro, fino a quell’ultimo addio intriso d’amore viscerale per i suoi tifosi. Ecco perché il ricordo non si spegne. Anzi, rinasce intatto ogni anno attraverso il tradizionale Memorial Alphonso Ford, l’appuntamento che custodisce gelosamente la memoria di un campione e l’anima di una società che non dimentica da dove viene.
Proprio come è avvenuto durante la splendida serata di Gala che ha infiammato il parquet del PalaMegaBox: un evento solenne in cui Pesaro (ora “griffata” CMT Orange Tools) ha celebrato anche i suoi gloriosi 80 anni di storia, sfidando la Virtus Bologna in una notte di pura emozione.
Tra i vessilli che sventolavano sotto la volta dell’impianto e il brivido collettivo sugli spalti, il nostro “Puma” c’era, vivo e luminoso in mezzo a quel popolo, a ricordarci che i veri campioni non muoiono mai.




