Una Visita inattesa, il Valore dell'Incontro Inaspettato
- Caritas Diocesana

- 6 giorni fa
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Alla fine degli anni ‘80 ho lavorato per quasi 20 anni nella comunità terapeutica per tossicodipendenti di Gradara. È stata per me un’e sperienza fondamentale. Riporto di seguito un breve racconto: è un augurio affinchè il 2026 sia un anno dove ognuno di noi “aspetti incessantemente l’inaspettato” (da Elias Canetti).
La telefonata era stata breve, sola mente il tempo per avere conferma: “Se martedì prossimo vengo a Gradara, ti trovo?”. Non la vedevo da qualche anno. Finita la Comunità ero rimasto in contatto con sua madre e di Miriam qualche telefonata, poche, ma sempre molto affettuose. Sapevo che se la cavava bene, an che se continuava nella spasmodica ricerca di sé: “Sai sono entrata in un gruppo alternativo femminile…”, “… Sono stata ad una festa punk …”. Ogni volta un’esperienza diversa, raccontata sempre con la sua cadenza tipica bolognese. Miriam in Comunità era stata il cucciolo del gruppo, la più giovane (si arrabbiava se la chiamavamo la più piccola, appena maggiorenne), spesso la più traballante ma con un’incredibile forza di volontà: “Io ce la farò, sono troppo giovane per morire di droga!”.
La droga era finalmente alle sue spalle, ma su di lei un altro pesante fardello da portare: la sieropositività e quindi l’AIDS. Nemmeno la malattia aveva però scalfito il suo ottimismo, ad ogni telefonata dati e cifre delle sue ultime analisi e la rabbia di non poter più vivere a 200 all’ora: “Sai, ora devo stare attenta a non fare tardi, a non bere, a non stancarmi …”. Ora aspettavo di rivederla e ripensa vo al mio rapporto con lei, a tutte le volte che direttamente o indiretta mente mi aveva fatto intuire la sua indomabile ricerca di un padre e il suo bisogno ribelle di affidarsi: ecco, io avrei tranquillamente messo una foto in primo piano di Miriam vicino a quelle di cuccioli della savana, in quello strano miscuglio di tenerezza e di aggressività felina, in apparenza con la seconda dominante.
Arrivò in Comunità subito dopo pranzo, accompagnata in macchina dalla madre. Il suo volto aveva perso lo splendo re con cui la ricordavo, anche il suo sguardo, consunto e triste, il cuccio lo era in pochi anni invecchiato. Ma bastarono poche frasi per sentire intatte, sia la cadenza dialettale che l’ottimismo dei suoi vent’anni. Eppure le parole erano pesanti come ma cigni: “Sai, non ho più difese immunitarie, i miei linfociti sono animali in via d’estinzione. Quest’estate sono andata con una mia amica in vacanza in Grecia … ma dopo pochi giorni sono dovuta rientrare, stavo troppo male …”.
Io l’ascoltavo senza imbarazzo per ché Miriam non cercava parole di circostanza. Mi trasmetteva soltanto un gran bi sogno di comunicare, di raccontar si e più parlava e più era esplicito il perché della visita. Voleva ritornare a vedere la “sua casa”, quel luogo per lei così significativo e familiare. Voleva rivedere la sua camera, le scale che ogni mattina faceva per colazione, la cucina che ormai non riconosceva più, visti i tanti lavori per la messa a norma e i campi, l’orto, la strada verso il castello, le panchine sul prato davanti casa e parlare di nuovo con il suo “giovane papà”, nella fatidica stanza dell’operatore. Era un fiume in piena, nonostante il fiatone, come una diga, le rallentasse la fuoruscita delle parole, che girovagava per tutta casa alla ricerca di conosciuti odori: un lungo, breve dialogo in apnea, prima di abbracciarci e salutarci.
Miriam morì dieci giorni dopo, la sua testardaggine aveva voluto rimandare la sua fine dopo il ritorno a Gradara. Da quella visita fui segnato. Per sempre. Ripensavo al suo volto e mi chiede vo perché proprio io notaio del suo testamento, perché un “potere” così grande alla mia persona e al luogo che dirigevo, perché affidare alle mie mani la sua morte. Un perché che mi aiutò a rivedere molte cose e a ripensare il “mio lavoro” in una nuova ottica fuori dall’impeto giovanilistico che l’aveva fino allora segnata.
Iniziarono così i fatidici anni ‘90, la mia età adulta. L’età di scelte impossibili che diventano realtà.





