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Una Squadra in Missione


Non posso ancora sapere esattamente cosa riserverà il finale di questo campionato di A2, perché a pochissime giornate dal termine, tutto può ancora succedere, ma una cosa è certa: quella di Spiro Leka è e resterà una delle migliori versioni della Victoria Libertas mai viste, per cui sarebbe davvero ingiusto e ingeneroso non coronare un miracolo sportivo come quello visto quest’anno a Pesaro, con la promozione in serie A.


Una squadra compatta e granitica che ha saputo rimanere in testa al campionato per gran parte della sua durata, ma la cosa più sorprendente è che è una squadra costruita con poche risorse economiche, senza i galloni di favorita, ma che si è costruita la sua reputazione e la sua credibilità strada facendo.


Una squadra partita ad handicap, con il completamento del roster avvenuto al fotofinish, poco prima dell’inizio. Una squadra con un allenatore che è stato in bilico per gran parte dell’estate, nonostante il miracolo di Leka sia partito già dalla stagione scorsa. Una squadra infarcita di giovani di belle speranze e tante incognite. Una squadra con due stranieri nuovi di zecca per l’Italia (Miniotas e Felder) rivelatisi poi il primo una colonna portante del progetto pesarese e il secondo una grande delusione e nonostante questo, la squadra ha continuato a vincere e convincere, anche con tanti infortuni di mezzo, anche con l’innesto di nuovi giocatori (Johnson e Smith), anche in palese inferiorità numerica e di ruoli rispetto all’avversario di turno.


Leka in una delle ultime conferenze stampa ha spiegato uno dei segreti di Fatima della Vuelle 2025-2026: è una squadra costruita attorno a due giocatori: Bucarelli e Tambone. I due veterani che col loro esempio hanno saputo trascinare tutti, giovani e stranieri compresi. Gli italiani sono il nucleo solido e portante attorno al quale gravitano tutti, stranieri compresi.

E il motore propulsore di questa meraviglia tecnico-tattica non possono che essere “Tambo” e “Buca”. Il primo è il vero “straniero” di questa squadra: l’uomo dell’ultimo tiro, il giocatore di categoria superiore ridisceso negli inferi della A2 a Pesaro un po’ per amore (moglie e figli sono ad Ancona) e un po’ per vendicare l’amarissima retrocessione di due anni fa nella squadra di cui lui stesso era capitano. 15.5 punti a partita, 44% da 3, 88% ai liberi sono solo alcuni numeri. Una macchina da canestri che spesso è poi chiamato anche a marcare l’avversario più pericoloso.


E poi il capitano Bucarelli: un leader vero, il prolungamento dello staff tecnico in campo. L’uomo che detta i ritmi e disegna geometrie in campo. Il “computer” come lo chiama Leka, che dall’anno scorso lo ha inventato playmaker ed ora è nettamente il miglior interprete del ruolo di tutto il campionato: 11.1 punti, 5.6 assist: un metronomo. Ma soprattutto una capacità innata di avere sempre squadra e partita sotto controllo e anche lui spesso immolato e convincente in difesa contro gente ben più grande e grossa.


Attorno a due professori del genere non possono che crescere meravigliosamente bene i giovani come Maretto, Bertini, Virginio e Trucchetti, così come non possono non beneficiarne gli stranieri ai quali non serve essere i go-to-guy da 25 punti a partita, ma a cui è bastato poco per capire che in questa squadra tutti possono essere fondamentali, nel momento in cui serve.


Per cui sarebbe davvero un’ingiustizia sportiva non vedere ancora in cima a quella classifica il 26 aprile, al termine dell’ultima giornata di stagione regolare, questa squadra: una squadra in missione.

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