Elogio alla Resilienza
- Matteo Fattori

- 23 mar
- Tempo di lettura: 2 min

«Resilienza» è una parola oggi abusata. Ce l’hanno in bocca davvero tutti, talvolta a sproposito.
Ma guardando il dizionario italiano il significato è: «La capacità di un individuo di affrontare e superare un evento traumatico o un periodo di difficoltà». E questa capacità può valere per un individuo, così come un gruppo di individui, quale è una squadra.
La Vuelle ad esempio: se oggi (10 marzo) si ritrova tutt’ora al primo posto in solitaria della classifica di A2 e prossima a giocare le final four di coppa Italia a Rimini, può sicuramente dire di averne avuta tanta, di resilienza.
Perché di ostacoli nel suo cammino, ne ha certamente incontrati. In primis questa estate, con la squadra costruita last minute, con tanti giovani di belle speranze, ma tante incognite e alcune pedine chiave arrivate solo al fotofinish.
Si presupponevano problemi di amalgama, chimica da trovare col tempo. Ma a parte la scoppola casalinga subita da Livorno alla prima giornata, gli uomini di Spiro Leka hanno marciato quasi sempre compatti e uniti, giocando a viso aperto praticamente tutte le partite.
Quindi gli infortuni, che fanno parte del gioco chiaramente, ma occorre anche saperli affrontare e superare. A partire dalla più grande delle delusioni: Kay Felder. Entrato e uscito dall’infermeria più volte, per poi andarsene definitivamente sostituito dall’ottimo Jazz Johnson.
Ma anche Tambone coi problemi alla schiena, il naso rotto di Maretto, la grave otite patita da Trucchetti e gli acciacchi perduranti di De Laurentiis. Tutti inciampi di percorso a cui la squadra ha saputo far fronte trovando sempre nuove risorse dall’interno, senza mai snaturarsi, senza mai ricorrere alle porte girevoli di mercato fruite al contrario da tante altre squadre.
Prima regola dunque l’autarchia, che ha consentito al gruppo di non sfaldarsi mai e anzi, cementarsi ancora di più.
Ma le difficoltà si vivono anche ad ogni giornata di campionato, dove ogni partita è una storia a sé da scrivere e da vivere. E la capacità della Vuelle di resistere ad ogni avversità è quella che alla resa dei conti le ha permesso più delle altre di rimanere per così lungo tempo sul gradino più alto in classifica.
Un comportamento spiegato in maniera esemplare da Luca Bechi coach di Cremona, che ha pur reso la vita difficilissima a Pesaro per 36 minuti nella gara vinta l’8 marzo da Bucarelli e compagni: «Abbiamo visto tutti perché la Vuelle è prima in classifica: è una squadra che pur incontrando una qualche difficoltà nei primi tre quarti, ha avuto la pazienza, la forza e l’umiltà di lavorare insieme per riprendere l’inerzia della partita».
Sembrano parole di circostanza, ma in realtà sono un grande attestato di stima da parte di un allenatore che è da tanti anni sulla piazza e che si traduce con un semplice, ma grande insegnamento: chi vince è colui che non molla mai.
Come si dice anglofonamente oggi: «Never give up».
Perché con pazienza, forza ed umiltà, nessun traguardo sarà precluso.



