The Rock Opera JCS concert
- Spazio Bianco

- 25 mag
- Tempo di lettura: 6 min
Liberamente ispirato al musical Jesus Christ Superstar _ Una produzione T41

Devo dire la verità: sono andata a vedere lo spettacolo “The Rock Opera JCS”, il 19 aprile all’Auditorium Scavolini di Pesaro, soprattutto per sostenere i miei amici - Raffaella e Vanessa Grassini, Omar Troiani - che facevano parte dello spettacolo. E diciamolo, pagando anche un signor biglietto. Ma al cuore non si comanda. E raramente una scelta è stata così ampiamente ripagata oltre ogni aspettativa. Spettacolare!
Completamente ignara di ciò che avrei visto - non avevo mai voluto vedere il film originale degli anni Settanta, Jesus Christ Superstar, sapevo soltanto che raccontava gli ultimi giorni della vita di Gesù - ho sentito le emozioni crescere scena dopo scena, fino alle lacrime. Il contesto, attualizzato ai giorni nostri, dove media e social network la fanno da padrone, ha reso tutto ancora più potente.
L’umanità dei personaggi è emersa in modo travolgente dalle voci, dalle parole, nelle interpretazioni. L’atmosfera, le musiche, i balletti, i video proiettati sullo sfondo e quell’inquietudine costante che attraversava ogni scena sono riusciti a coinvolgere completamente il pubblico.
Non è stato soltanto uno spettacolo musicale: è stata un’esperienza emotiva intensa.
Un racconto capace di parlare della fragilità umana e di quanto siamo quotidianamente esposti al condizionamento, alla paura, al conflitto e alla solitudine, con una forza sorprendentemente attuale.
Vorrei ringraziare uno a uno i 75 elementi che compongono questa compagnia, perché siete stati straordinari. E i protagonisti? Immensi.
E dopo un regalo emotivo così forte, potevo forse rinunciare ad approfondire la nascita e il concepimento di questo spettacolo parlando direttamente con il regista che lo ha immaginato e costruito? Assolutamente no e quindi vi presento Lorenzo Piscopiello e il suo JCS.
Questo spettacolo è stato prodotto dalle cooperative T41A e T41B in occasione dei festeggiamenti per il loro cinquantesimo anniversario, come mai si sono rivolti proprio a te?
«Da circa dodici anni collaboro con T41A attraverso laboratori di teatro e cinema. Ogni anno realizziamo uno spettacolo musicale, nel quale i loro “ragazzoni” - termine affettuoso con cui vengono chiamati i ragazzi con disabilità all’interno della cooperativa - sono i veri protagonisti. Loro sapevano che, con la mia compagnia, avevo già portato in scena il Jesus Christ Superstar e che desideravo riproporlo. Così, insieme a T41B, hanno deciso di sostenere e appoggiare il progetto».
Il JCS è chiaramente qualcosa a cui sei molto legato. Come è nato? Quando lo avete messo in scena per la prima volta?
«La prima volta è stata nel 1999, ma tutto iniziò qualche anno prima per caso. Mi ero appena trasferito a Firenze per l’università quando vidi a lezione un volantino: cercavano persone per un coro che avrebbe cantato il Jesus. E io andai. Ricordo di aver pensato subito che fosse qualcosa di troppo bello, qualcosa che avrei voluto portare anche a Pesaro.
Così, ripartendo nuovamente da un volantino, ho iniziato anch’io a cercare persone che avessero la stessa voglia e la stessa passione di mettersi in gioco in questo progetto. Abbiamo messo su una compagnia di perfetti sconosciuti, circa 40 elementi, e l’abbiamo chiamata OperaX. Le prove erano nelle stanzette sotto la chiesa di San Cassiano.
Una sera il grandissimo Don Giorgio ci portò in chiesa, tirò fuori una tastiera nascosta sotto l’altare e cominciò a suonare “I don’t know how to love him”, il brano del JCS cantato da Maddalena. Ed è stato lì che ci è venuta l’idea: perché non rappresentarlo direttamente in chiesa? Così la prima rappresentazione del Jesus Christ Superstar fu proprio a San Cassiano il 19 dicembre 1999.
Nei mesi successivi facemmo sette/otto date, inizialmente appoggiandoci alle parrocchie per poi passare alle piazze tra cui Candelara, esattamente sotto le mura, dove il pubblico accorse numeroso. L’allora parroco di Candelara Don Marco di Giorgio, per tutti Digio, ci ha notato e ci ha chiesto se volevamo farlo per la GMG (Giornata Mondiale della Gioventù) del 2000 in Piazza del Popolo. Una piazza gremita di gente. Ed è andata talmente bene che Digio ha detto: questo lo dobbiamo fare al palazzetto (l’attuale Auditorium Scavolini).
Nel frattempo la compagnia era aumentata e il 19 dicembre del 2000, esattamente ad un anno di distanza dalla prima abbiamo messo in scena lo spettacolo per il palazzetto, con tre repliche sold out. Poi, dopo quel primo vero successo della nostra “armata Brancaleone” del musical, abbiamo deciso di prenderci una pausa e fare altri titoli».
Scelta decisamente controcorrente. E poi?
«Per i 10 anni successivi c’è stato un costante e stimolante rimpasto della compagnia, abbiamo fatto altri musical, inevitabilmente siamo cresciuti, sono arrivati i figli, gli impegni, e pian piano abbiamo iniziato a rallentare. Per un paio d’anni ci siamo anche fermati, fino a quando, dal 2012, alcune scuole di musica e danza, hanno iniziato a chiamarci per lavorare ai loro spettacoli, e così siamo riusciti comunque a tenere viva la fiamma. Finché abbiamo deciso di riportare in scena il Jesus.
Nel 2013 entrammo fuori concorso al GAD (Festival Nazionale d’Arte Drammatica, nel primo anno di Christian Della Chiara come direttore artistico) al teatro Rossini. Fu qualcosa di straordinario. Un vero capolavoro che vide la collaborazione di OperaX, Pianeta Musica e Centro Danza Performance. Avremmo voluto riproporlo ancora, ma non è stato possibile perché i diritti dell’opera erano stati acquistati in esclusiva e bloccati per cinque anni.
Non potendo replicare il Jesus, ci concentrammo comunque su numerosi altri titoli, insieme a tante nuove collaborazioni con altre realtà locali tra le quali spiccano CenterStage, Pesaro Comics, alcune scuole medie e soprattutto T41A e iNMusica, con le quali non abbiamo mai smesso di collaborare».
Quindi come siete arrivati allo spettacolo andato in scena questo 19 aprile?
«Per una serie di strane coincidenze: tre telefonate, un giorno dietro l’altro - da tre persone della ex compagnia che non si frequentano lontani dal palco - che mi hanno fatto la stessa domanda: “Rifacciamo il Jesus?” A quel punto ho provato a richiamare tutti gli altri. E la cosa incredibile è che nessuno ha detto di no. Così OperaX è rinata e abbiamo cominciato le prove. E sempre per una fortunata coincidenza, parlando con Paolo Dionigi, vice presidente della T41A, con la quale abbiamo sempre continuato a collaborare, anche loro hanno sposato la causa, sostenendoci pienamente insieme alla cooperativa T41B.
Abbiamo preso in affitto un capannone e ci siamo rinchiusi tra quelle mura per 4 mesi di prove, montaggi di scene, risate, prove di costumi, bevute, correzioni e gelati chimici a ore improbabili. “Ottimisticamente” siamo riusciti a vedere lo spettacolo completo solo alla prova generale, perché per motivi economici non potevamo affittare i led wall dove proiettare tutte le immagini e i contenuti grafici. Di fatto, tutto quello che era stato pensato e realizzato visivamente si è assemblato davvero soltanto il giorno prima dello spettacolo».
Complimenti, siete stati davvero coraggiosi. E devo dire che ne è valsa assolutamente la pena: il risultato finale è stato impattante e visivamente bellissimo.
«Concludo dicendo che lo spettacolo è stato interamente cantato e suonato dal vivo. Gli interpreti appartengono ad ogni età, abili e diversamente abili, non come elemento simbolico ma come parte integrante di un linguaggio inclusivo e concreto. È un insieme di differenze che si incontrano, si ascoltano e si sostengono. Ed è proprio in questa convivenza che prende forma il senso più profondo del progetto: non rappresentare una comunità ideale, ma metterla in pratica, qui e ora, davanti agli occhi dello spettatore».
A questo punto è giusto anche fare qualche nome. Insieme a te Lorenzo, che hai lavorato al nuovo concept e alla regia, troviamo Alice Piscopiello alle coreografie - tua figlia - e Matteo Letizi alle videoscene, già interprete di “Caifa” nelle precedenti produzioni e oggi professionista nel settore video. I protagonisti, Gesù, Giuda e la Maddalena sono sempre gli stessi di tutte le produzioni e rispettivamente: Andrea Gamberini, Matteo Infante e Eghe (Lucia) Piscopiello. I sacerdoti Caifa e Hannas, sono Angela Ciavarella e Omar Troiani. Nel ruolo di Pilato, Luca Zaffini. Erode, Diego Monterosso. Simone e Pietro, Giacomo Martini e Christian Brusa. E poi tanti, tantissimi altri perché una performance così non si costruisce mai da soli e che purtroppo per motivi di spazio non possiamo citare.
Un grazie di cuore Lorenzo per questa bellissima condivisione. E spero, nel mio piccolo, di aver acceso almeno un po’ di curiosità in chi non ha avuto la fortuna di vedervi su quel palco, perché di cose belle e non dette ce ne sono tante. E quindi... al prossimo Jesus Christ Superstar. Vi aspettiamo presto.



