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Quando il Cinema era Casa: Ricordi di una Pesaro che Vive Ancora in Noi


C’è una Pesaro che non esiste più, ma che continua a vivere nei ricordi di chi l’ha attraversata con gli occhi pieni di meraviglia. È la Pesaro dei tanti cinema, delle domeniche pomeriggio, delle luci che si spegnevano e di quel senso di attesa che sembrava infinito.

Io la ricordo così, bambina, mentre percorrevo la città mano nella mano con mio nonno Giuseppe, che tutti i Portolotti chiamavano Pilligrin. Il cinema era il nostro rituale, il nostro piccolo viaggio settimanale. Non importava quale sala, importava esserci.


All’epoca le sale erano tante, vive, diverse tra loro. C’era il Cinema Loreto, dove capitava spesso di entrare tra la fine del primo e l’inizio del secondo tempo - oggi sembrerebbe impensabile, ma allora faceva parte del gioco. E poi quella cappa di fumo sospesa sopra le teste, le voci, il via vai continuo, i venditori in sala: figure come Mario, con i suoi panini, i gelati, le noccioline. Personaggi che erano parte dello spettacolo tanto quanto il film.

Non c’erano molte pellicole per bambini, uno o due film d’animazione all’anno, al massimo. Così anche una bambina di cinque o sei anni si trovava a guardare di tutto: dagli spaghetti western fino a storie intense come “Kramer contro Kramer”. Ed era normale, era così che si cresceva: con il cinema che ti sorprendeva, senza filtri.


Ricordo il Cinema Odeon, dove si poteva scegliere se sedersi sopra o sotto, e il Cinema Nuovo Fiore, che ai miei occhi sembrava quasi magico, così elegante, così luminoso. C’erano poi i cinema parrocchiali: il Cinema Duomo, il Cinema San Carlo - diventato poi il Cinema Solaris, primo multisala della città - e quello dei Cappuccini, con quell’ingresso laterale dalla chiesa che lo rendeva ancora più speciale.


E come non ricordare il Cinema Iris: di giorno spaghetti western, la sera un’atmosfera completamente diversa, quasi segreta, che lo trasformava agli occhi di chi lo frequentava.

Il Cinema Moderno, in via Passeri, resta uno dei ricordi più affettuosi: la sua bellezza, ma soprattutto il sorriso dell’operatore che accoglieva tutti. È lì che, grazie a Loffreda e alla scuola, ho iniziato a scoprire il grande cinema mondiale.


E poi l’adolescenza, e il Cinema Astra. Un luogo di emozioni forti, di silenzi profondi… e anche di momenti indimenticabili. Come quella volta durante Misery non deve morire, quando nel silenzio più assoluto mi lasciai scappare una battuta - “qualcuno ha visto il mio stomaco?” - proprio nel momento meno adatto. La sala esplose in una risata collettiva. Ancora oggi, a pensarci, sembra di sentirla.


Pesaro ha avuto una cultura cinematografica straordinaria. Una ricchezza che noi nostalgici sentiamo ancora addosso, come un’eco lontana. Certo, la città cambia, cresce, si trasforma - ed è giusto così. Anche noi cambiamo insieme a lei.


Ma quei cinema, quei pomeriggi, quelle emozioni… restano. Restano nei ricordi, nei racconti, e in quel modo tutto nostro di continuare ad amare il cinema.

Ah, e il Cinema Bambi dei frati agostiniani… quello, purtroppo, non ho fatto in tempo a viverlo. Ma forse è proprio questo il bello dei ricordi: non finiscono mai davvero, si intrecciano, si raccontano, e continuano a farci compagnia.


Il Cinema Solaris, nel tempo, è diventato qualcosa di ancora più profondo per me.

Non solo un cinema, ma il luogo dove i sogni hanno iniziato a prendere forma.

Ci sono entrata dal basso, in punta di piedi, come si fa con i posti che si amano davvero. Prima le pulizie, poi la cassa, poi la cabina di proiezione. Passo dopo passo, imparando ogni angolo, ogni suono, ogni respiro di quel luogo. Fino a diventarne, un po’, tutto.


Il Solaris non è stato solo lavoro. È stato crescita, scoperta, appartenenza. È diventato casa.

Perché a volte i sogni non arrivano all’improvviso: si costruiscono piano, dentro i luoghi che ci hanno fatto innamorare fin dall’inizio. E io, in quel cinema, non ho mai smesso di essere quella bambina con gli occhi pieni di meraviglia.

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