S. Maria Assunta, Duomo o Cattedrale?
- Marta Scavolini

- 2 giorni fa
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La chiesa più importante della città di Pesaro è senza dubbio l’edificio dedicato a S. Maria Assunta che troviamo lungo Via Rossini (l’antico «cardo maximus») vicino alla zona dove era collocata Porta Marina (oggi Largo Aldo Moro).
Ma prima di raccontarne l’interessantissima storia dobbiamo chiarirci le idee circa i termini che abitualmente utilizziamo per appellarlo. I pesaresi, infatti, sono soliti usare, indifferentemente, i vocaboli duomo e cattedrale e pur, in questo caso, non sbagliando, lo fanno forse senza conoscerne, esattamente, l’etimologia corretta.
Vediamo dunque di fare luce: la parola Duomo deriva dalla latina Domus (Casa) e quindi indicherebbe semplicemente la Casa di Dio, ma, nella tradizione popolare, è associata ad una Casa di Dio particolare, quella cioè più importante perché più antica o più bella o più imponente. Nel caso perciò di S. Maria Assunta i pesaresi hanno ben ragione ad utilizzare tale termine.
Così come hanno ragione ad utilizzare il termine Cattedrale perché il nostro Duomo è anche sede di «Cattedra episcopale» (dal latino “Cathedra” cioè “sedia” o “trono” del Vescovo): è infatti il luogo dal quale, «risiedendovi», il responsabile della Diocesi (che è una porzione giuridico-amministrativa della struttura della Chiesa Cattolica) esercita il proprio mandato.
Non tutte le chiese appellate Duomo sono anche Cattedrali, ma nel nostro caso sì.
Le particolarità però di S. Maria Assunta non terminano qui perché questo edificio può essere appellato anche come Basilica (dal greco “basilikè stoa” “sala regale”) termine che in epoca romana indicava gli edifici pubblici adibiti all’amministrazione della giustizia e degli affari e che poi successivamente con il loro riadattamento iniziò a indicare, generalmente su decreto papale, le chiese di particolare importanza o storica o architettonica o spirituale.
La nostra Cattedrale, come ampiamente dimostrato dai rinvenimenti archeologici, fonda le proprie origini (IV-V sec.d.C.) su di una Basilica paleocristiana che probabilmente era sorta, a sua volta, sui resti di un edificio romano più antico, forse un tempio.
La costruzione aveva al suo interno, come oggi, tre navate separate da due file di 9 colonne in granito egizio. Di sette delle 18 colonne originali si conservano oggi, sul sagrato attuale, i resti che fungono da “paracarro”.
L’edificio possedeva tre accessi che successivamente, per compensare l’innalzamento del livello della strada, furono dotati di tre scalinate, realizzate con materiale di spoglio.
All’esterno dove oggi si trova il sagrato vi era un quadriportico probabilmente con cortile centrale aperto, ornato da una pavimentazione a mosaico policromo, con decorazioni geometrico-astratte e floreali.
Si trattava di una zona polifunzionale: in essa potevano stazionare i pellegrini di passaggio, gli indigenti, o i catecumeni (coloro che dovevano ancora ricevere il battesimo).
Agli inizi questa chiesa non fu probabilmente la prima cattedrale della città, in quanto tale assegnazione era stata data a S. Decenzio, ma tra la fine del VI secolo e l’inizio del VII, a causa delle incursioni barbariche, fu necessario il trasferimento della sede episcopale e del corpo di S. Terenzio all’interno della città e, ovviamente fu scelta la chiesa più prestigiosa che godeva già di un Battistero (citato in una bolla di Papa Celestino III del 1197)*.
Dopo avere subito, durante le guerre Greco-Gotiche (535-553 d.C.) un furioso incendio, del quale restano tracce nel pavimento più antico, alcuni allagamenti dovuti all’innalzamento del livello del mare e diversi episodi di parziale distruzione, la chiesa venne ricostruita, in epoca quindi bizantina, ad opera di un personaggio importante di nome Johannis (come attestato, all’ingresso, dall’imponente mosaico collocato sul pavimento a livello superiore rispetto a quello “di trauma”).
In questa fase l’area del sagrato fu definitivamente interrata. Essa venne poi a lungo utilizzata come zona cimiteriale, come mostrano i diversi livelli di sepolture (tutte prive di corredo, deposte sia in semplice fossa terragna sia entro cassoni di muratura) che sono state rinvenute durante le campagne di scavo archeologico.
Dopo il VI secolo la chiesa dovette affrontare ulteriori vicissitudini per essere di nuovo pesantemente ristrutturata fra il 1282 e il 1291 sotto il Vescovo Francesco. All’inizio del XIV secolo il pavimento venne rialzato ancora una volta e il battistero e il portico esterno furono abbattuti.
Nel 1505 il Vescovo Paride dei Grassi fece ampliare il presbiterio e l’abside. Ma l’intervento più radicale lo abbiamo tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo precisamente nel 1866 per volere del Vescovo Clemente Fares e per opera dell’architetto Giovan Battista Carducci. Il Duomo assume allora l’aspetto che noi oggi vediamo.
La consacrazione definitiva a S. Maria Assunta e al patrono della città S. Terenzio Martire (già in parte avvenute tra il IX secolo e il 1865) si ebbe infine nel 1903.
*TRACCE DI QUESTO EDIFICIO FURONO GIÀ SCOPERTE NEL 1776, DURANTE DEGLI SCAVI EFFETTUATI NELLA SACRESTIA DEL DUOMO E SU DI ESSE L’ERUDITO ANNIBALE DELL’ABBATE OLIVIERI PROVÒ A DARNE UNA DESCRIZIONE. NEGLI ANNI ’90 POI ULTERIORI VERIFICHE ARCHEOLOGICHE ESEGUITE DALLA SOPRINTEN DENZA PER I BENI ARCHEOLOGICI MISERO IN LUCE IL PIANO DI CALCE PIETRE E LATERIZI POSTO VEROSI MILMENTE ALLA BASE DELLA VASCA BATTESIMALE ESAGONALE. FU INOLTRE VERIFICATA LA PRESENZA DI UN AMBIENTE DI SERVIZIO SEMICIRCOLARE, RITENUTO NEGLI STUDI DEL ‘700 IL BATTISTERO FEMMINILE. IN PROSSIMITÀ DEL BATTISTERO VENNERO INFINE INDIVIDUATI UNA SOGLIA E ALCUNI GRADINI CHE FORMA VANO PROBABILMENTE L’ACCESSO ALL’EDIFICIO DURANTE LA PRIMA FASE DEL COMPLESSO ECCLESIALE.



