L’Epoca dei Malatesta
- Marta Scavolini

- 6 giorni fa
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UNA COMPRAVENDITA CI PORTA NEL RINASCIMENTO

Dalla occupazione bizantina, VI sec. d.C., sino al XIII secolo siamo in presenza di un discreto vuoto documentario che non ci permette di effettuare una ricostruzione storico-urbanistica completa.
Ciò che è certo è che Pesaro divenne nell’Alto Medioevo sede di diocesi e cattedra del Vescovo e che attorno al Mille il centro si allargò al di fuori della vecchia cerchia di mura romane. Sorsero nuovi quartieri tra cui, particolarmente popoloso, quello di San Cassiano detto “Borgo di Porta Ravegnana”.
Verso il 1100 in città era presente un funzionario imperiale, un conte, che svolgeva mansioni di vicario e furono erette numerose chiese (sia entro che fuori le mura), forse ben 24, delle quali sopravvivono solo S. Decenzio, il Duomo e in parte S. Cassiano. Vi erano poi anche degli edifici monastici e degli ospedali.
Un documento del 1233 ci testimonia, raccontandoci della presenza a Pesaro di un console della famiglia “Malatesta”, del passaggio della città a “libero comune”. I consoli infatti erano eletti direttamente dal popolo e svolgevano il compito di amministratori avvalendosi dell’aiuto di una assemblea dei “capifamiglia”: l’arengo.
In realtà il Malatesta, essendo forestiero, più che console era podestà (termine che appunto indica va un funzionario non originario della città, chiamato, per sei mesi, a riportare equilibrio tra le tensioni che si scatenavano tra le famiglie maggiori). Sta di fatto comunque che la dinastia riminese riuscì alla fine a mantenere il controllo di Pesaro attraverso podesterie continue dal 1285 al 1445. Particolarmente lungo fu l’arco temporale di Gianciotto Malatesti (1285-1296) lo sfortunato marito di Francesca da Polenta, l’amante del cognato Paolo che Dante ha reso famosi, nel V canto dell’Inferno nella Divina Commedia, raccontando del loro amo re consumato nel castello di Gradara.
Nel 1355 il Papato, entro i confini del cui Stato gravitava Pesaro, assegnò definitivamente la città in vicariato ai Malatesti. Uno degli esponenti più illustri del casato fu senz’altro Pandolfo, uomo di cultura e amico di Francesco Petrarca, che abbellì il centro cittadino con importanti opere pubbliche.
Ai Malatesti dobbiamo: nel XII secolo la realizza zione delle strutture difensive del “Cassero” e del “Gattolo”, nel 1296 (sotto “lo Sciancato”) quella del “Tentamento “e una cinta muraria (che, come abbiamo ricordato nell’articolo precedente, sono andate perdute) e (sotto Pandolfo) i portali di S. Francesco e S. Domenico.
Dopo una insurrezione popolare avvenuta nel 1432il potere della famiglia riminese entrò in crisi fino a che nel 1445 Galeazzo detto “l’Inetto” vendette la città al fratello del Duca di Milano Francesco, Alessandro Sforza per 20.000 fiorini. Il ramo principale della famiglia non digerì la compravendita e Sigismondo Pandolfo, signore di Rimini, tentò di riappropriarsi di Pesaro con la forza, distruggendo i quartieri esterni alle mura, ma gli Sforza mantennero il controllo del potere acquisito con il denaro, anche attraverso le armi. E così la città diventò “sforzesca”.





