top of page

Quel Profumo che Inebria

25 mag
Tempo di lettura: 2 min

PESARO – Primo flash: anno 1981.

Un bimbo di 5-6 anni in braccio ad un omone alto alto con i capelli afro tipici dell’epoca. Lui è Roosvelt Bouie, pivot americano della Scavolini di Pero Skansi, che arrivò in finale scudetto nel 1982. L’altro, il sottoscritto e anche se probabilmente non me rendevo conto, in quel preciso istante nasce ufficialmente il mio amore per la pallacanestro, un gioco strano giocato da gente altissima che come scopo ha quello di mettere una palla arancione dentro un canestro di ferro con una retina sotto, attaccato a un tabellone.


Roba strana per l’italiano medio che preferisce gente che prende a calci un pallone. Ma non per i pesaresi. Perché a Pesaro, “sta roba qui ci piace un bel po’”. E a nulla sono valsi anni e anni di tentativi di toglierla questa passione, con le ultime salvezze rocambolesche, le squadre di gente sconosciuta che andava e veniva come nella sala d’ingresso di una stazione.


No. Noi siamo testardi e quando una cosa ci piace, è per sempre. Non abbiamo smesso neppure con le retrocessioni, le compravendite di diritti da altre squadre pur di tornare in A o i fallimenti di presidenti allegri, che ci hanno catapultato in serie B. No, noi siamo di coccio. La passione per Pesaro per il basket può forse affievolirsi, ma è una fiammella che seppur coperta, rimane sempre accesa e basta un niente per far riavvampare tutti.


Secondo flash: Finale di ritorno di coppa Italia 1984-1985.

Mike Sylvester con una prestazione ai limiti del commovente, ribalta la differenza canestri della sconfitta subita all’andata contro Varese e trascina la Vuelle alla vittoria. Lì il mio amore è esploso. Letteralmente. Tracimante, debordante, incontenibile. Il sapore della vittoria gustato dal vivo, sulla propria pelle, in un rito collettivo condotto assieme ad altre migliaia di persone come te è una delle manifestazioni forse più primitive dell’uomo.


Lo stesso sapore provato con gli scudetti, le coppe Italia, la doppia promozione serie B e A2 del 2005 e 2006. Non c’è nulla di paragonabile. Ed è quello che quest’anno la Vuelle ci ha fatto provare spesso: il ritorno al gusto della vittoria, che mancava da troppo tempo.


Una squadra la cui chimica, il cui entusiasmo e voglia di vincere la puoi quasi toccare con mano e che solo eventi particolarmente avversi non hanno tradotto già in una fantastica promozione al termine della stagione regolare. Ora ci sono i playoff, una serie di sfide all’ultimo sangue, duelli rusticani tra squadre che farebbero di tutto per arrivare al termine dei 40 minuti con anche un solo punto di vantaggio sull’avversario e dove il sangue freddo esercitato al momento giusto può essere anche più importante di talento e bravura.


Al momento in cui scrivo Pesaro è 1-1 nel derby contro Rimini ai quarti di finale e non so cosa succederà, nonostante le polemiche sui palas negati, i tifosi in trasferta limitati e le voci di mercato che distraggono sui giornali. Quel che è certo è che a tutti i pesaresi è tornato dopo tempo immemore sotto il naso l’odore della vittoria. Quel profumo inconfondibile che inebria corpo e mente e porta in alto, al settimo cielo, come in alto si trovava quel bimbo, nel 1981, tra le forti e possenti braccia del lunghissimo Roosvelt Bouie.

Iscriviti per rimanere aggiornato sulle nuove pubblicazioni

Grazie per esserti iscritto!

  • White Facebook Icon
  • Instagram

Media Lari s.r.l.
Via Camillo Marcolini, 6 - 61121 Pesaro
P.IVA/C.F. 02724080417
Iscritto al registro stampa del tribunale di Pesaro al N. 1 - del 2022
Direttore responsabile: Beatrice Terenzi

Coordinatrice e grafica: Daniela Marchini | Dadincanto

​

bottom of page