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Non solo Maranza

Ovvero l'ora di religione a scuola


Maranza, un termine con cui ho iniziato “a fare i conti” da quando ho iniziato ad insegnare in una scuola superiore ormai 3 anni fa.


Un giorno, in stazione incontro un alunno che mi dice: “Prof, oggi sono andato in giro vestito da maranza. Adesso che la vedo dovrei bestemmiare, ma io non sono così, lei lo sa”.


Maranza, non avevo mai sentito questa parola, ma ho capito che era un outfit in cui si identificavano un certo genere di adolescenti, che di sicuro non avevano simpatia per la Chiesa e che probabilmente andavano in giro facendo cose non sempre lecite.

Maranza, da allora ne ho sentito parlare anche in televisione, come tanti immagino, per aggressioni, furti, accoltellamenti.


Maranza, la mia scuola ne conta parecchi, almeno a giudicare dall’outfit.

Maranza, una mail inviatami da un alunno di quinta, che riporto integralmente, omettendo ovviamente la firma:


«Cara Professoressa,

con la fine di questo percorso alle superiori (e dunque di questi due anni appena trascorsi) sento il bisogno di ringraziarla per il segno profondo e positivo che ha lasciato in me.


Le sue lezioni di religione sono sempre state qualcosa di più di un semplice momento scolastico: ogni incontro portava con sé uno spunto di riflessione, una parola capace di far pensare e di restare dentro anche dopo la campanella.

Il suo modo di insegnare, semplice ma intenso, ha reso per me questa materia davvero significativa.


Ho sempre apprezzato la sua presenza discreta ma costante, la capacità di ascoltare e di accogliere ogni studente con rispetto e attenzione. In lei ho visto una guida autentica, capace di trasmettere valori senza mai imporli, ma facendoli emergere attraverso l’esempio e il dialogo.


Non dimenticherò l’esperienza al carcere, vissuta con lei. È stato un momento molto forte e formativo, che mi ha lasciato una consapevolezza diversa e più profonda. So anche che ha atteso il mio ritorno per permettermi di viverla, e questo gesto per me ha significato molto: ha dimostrato attenzione e sensibilità nei miei confronti e verso il mio percorso.


La ringrazio sinceramente per tutto quello che ha fatto e per ciò che ha lasciato dentro di me in questi anni. Le auguro di continuare a portare la sua luce e la sua testimonianza a tanti altri studenti, come ha fatto con noi.


Con affetto e gratitudine, a presto!»


Che cosa è accaduto in questi anni?

Penso semplicemente al fatto che il Vangelo vada portato lasciando la libertà di essere accolto o no, del resto anche Gesù, ad un certo punto, chiede ai suoi se vogliono andarsene pure loro, ma allo stesso tempo va portato con la bellezza e la verità che contiene, che tocca le esistenze, che tocca la relazionalità.


Questo è però un inizio, occorre poi che ci sia in gioco anche la libertà di chi ascolta, o appunto, non ascolta.


Ma sopra ogni cosa va messa la speranza: sai mai che un giorno arrivi una lettera così.

Non solo maranza, oltre le etichette c’è sempre un di più, forse solo da risvegliare.

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