Maria con lo sguardo di San Francesco
- Suor Cinzia

- 25 mag
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Nell’Ottocentenario francescano, credo sia doveroso un accenno alla Vergine con gli occhi di San Francesco di Assisi, che ha parole bellissime per Maria, come leggiamo nelle Fonti Francescane:
“Ave Signora, santa regina, santa Madre di Dio, Maria che sei vergine fatta Chiesa ed eletta dal santissimo Padre celeste, che ti ha consacrata insieme col santissimo suo Figlio diletto e con lo Spirito Santo Paraclito; tu in cui fu ed è ogni pienezza di grazia e ogni bene. Ave, suo palazzo, ave, suo tabernacolo, ave, sua casa. Ave, suo vestimento, ave, sua ancella, ave, sua Madre”. (FF 259-260)
Questa preghiera, chiamata appunto Saluto alla Vergine non è solo un inno di lode, ma un testo teologico che descrive Maria non per ciò che fa, ma per ciò che è, non è una preghiera di richiesta, ma di ammirazione e stupore, e ancora:
“Santa Maria Vergine, non vi è alcuna simile a te, nata nel mondo, fra le donne, figlia e ancella dell’altissimo Re, il Padre celeste, madre del santissimo Signore nostro Gesù Cristo, sposa dello Spirito Santo”. (FF 281)
Francesco parla di Maria sempre in relazione a tutte e tre le Persone divine, quasi fosse un trait d’union all’interno della Trinità. Sottolinea che è stata consacrata dalla Trinità stessa, che l’ha resa il primo “tempio” cristiano. Prediletta dal Padre, dal Figlio e dallo Spirito, unica e allo stesso tempo con un destino a cui tutti siamo chiamati: essere figli e servi di Dio, generarlo nei cuori, in una unione che coinvolga tutta la nostra vita.
Tra i titoli più belli dati a Maria c’è l’espressione più celebre e originale del testo: “Vergine fatta Chiesa”. Per Francesco, Maria non è solo un individuo, ma l’inizio e la forma della Chiesa stessa, è il modello di ciò che ogni fedele deve diventare: un contenitore puro (vergine) per la Parola di Dio. Siamo chiamati ad accogliere Cristo come Maria lo ha accolto, e se anche è unica per averlo portato in pancia, Sant’Agostino afferma che Maria è più grande per aver dato spazio alla Parola nel cuore, che per averla accolta nel grembo.
Francesco è legato al mistero dell’Incarnazione per la prospettiva di minorità scelta per la sua vita, e anche lui saluta Maria con un Ave, utilizzando una serie di metafore. Dal testo emerge come Francesco veda in lei un “luogo” riempito totalmente da Dio: come suo Palazzo perché è la dimora regale preparata per il Re dei Re; come suo Tabernacolo, richiamando l’Arca dell’Alleanza, luogo della presenza di Dio tra gli uomini; come sua Casa perché rappresenta l’intimità e l’accoglienza quotidiana, dove Dio non è un ospite di passaggio, ma “abita” stabilmente in lei; come suo Vestimento, una delle immagini più forti, che dice che Maria ha “vestito” la Divinità della nostra umanità, lei è la carne che permette a Dio di essere visibile; come sua Ancella, indica la disponibilità totale, la sottomissione, ma non servile, svuota se stessa per essere riempita dalla volontà di Dio; e infine come sua Madre, non solo come dato biologico, ma per la capacità di generare Dio nel mondo.
Maria è per Francesco un segno di speranza: ciò che Dio ha iniziato in lei, vuole farlo in ogni credente.


