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Maria con lo sguardo di San Francesco


Nell’Ottocentenario francescano, credo sia doveroso un accenno alla Vergine con gli occhi di San Francesco di Assisi, che ha parole bellissime per Maria, come leggiamo nelle Fonti Francescane:


“Ave Signora, santa regina, santa Madre di Dio, Maria che sei vergine fatta Chiesa ed eletta dal santissimo Padre celeste, che ti ha consacrata insieme col santissimo suo Figlio diletto e con lo Spirito Santo Paraclito; tu in cui fu ed è ogni pienezza di grazia e ogni bene. Ave, suo palazzo, ave, suo tabernacolo, ave, sua casa. Ave, suo vestimento, ave, sua ancella, ave, sua Madre”. (FF 259-260)


Questa preghiera, chiamata appunto Saluto alla Vergine non è solo un inno di lode, ma un testo teologico che descrive Maria non per ciò che fa, ma per ciò che è, non è una preghiera di richiesta, ma di ammirazione e stupore, e ancora:


“Santa Maria Vergine, non vi è alcuna simile a te, nata nel mondo, fra le donne, figlia e ancella dell’altissimo Re, il Padre celeste, madre del santissimo Signore nostro Gesù Cristo, sposa dello Spirito Santo”. (FF 281)


Francesco parla di Maria sempre in relazione a tutte e tre le Persone divine, quasi fosse un trait d’union all’interno della Trinità. Sottolinea che è stata consacrata dalla Trinità stessa, che l’ha resa il primo “tempio” cristiano. Prediletta dal Padre, dal Figlio e dallo Spirito, unica e allo stesso tempo con un destino a cui tutti siamo chiamati: essere figli e servi di Dio, generarlo nei cuori, in una unione che coinvolga tutta la nostra vita.


Tra i titoli più belli dati a Maria c’è l’espressione più celebre e originale del testo: “Vergine fatta Chiesa”. Per Francesco, Maria non è solo un individuo, ma l’inizio e la forma della Chiesa stessa, è il modello di ciò che ogni fedele deve diventare: un contenitore puro (vergine) per la Parola di Dio. Siamo chiamati ad accogliere Cristo come Maria lo ha accolto, e se anche è unica per averlo portato in pancia, Sant’Agostino afferma che Maria è più grande per aver dato spazio alla Parola nel cuore, che per averla accolta nel grembo.


Francesco è legato al mistero dell’Incarnazione per la prospettiva di minorità scelta per la sua vita, e anche lui saluta Maria con un Ave, utilizzando una serie di metafore. Dal testo emerge come Francesco veda in lei un “luogo” riempito totalmente da Dio: come suo Palazzo perché è la dimora regale preparata per il Re dei Re; come suo Tabernacolo, richiamando l’Arca dell’Alleanza, luogo della presenza di Dio tra gli uomini; come sua Casa perché rappresenta l’intimità e l’accoglienza quotidiana, dove Dio non è un ospite di passaggio, ma “abita” stabilmente in lei; come suo Vestimento, una delle immagini più forti, che dice che Maria ha “vestito” la Divinità della nostra umanità, lei è la carne che permette a Dio di essere visibile; come sua Ancella, indica la disponibilità totale, la sottomissione, ma non servile, svuota se stessa per essere riempita dalla volontà di Dio; e infine come sua Madre, non solo come dato biologico, ma per la capacità di generare Dio nel mondo.


Maria è per Francesco un segno di speranza: ciò che Dio ha iniziato in lei, vuole farlo in ogni credente.

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