E Vissero tutti Risorti e Contenti
- Suor Cinzia

- 27 apr
- Tempo di lettura: 3 min
Ogni anno arriva la Pasqua. Forse questa celebrazione riapre un dubbio amletico. Essere o non essere. A cosa siamo destinati? Alla vita o alla morte? Vi offro tre riflessioni per arrivare al lieto fine.
Il primo spunto lo prendiamo da san Paolo: “poiché ciò che di Dio si può conoscere è loro manifesto; Dio stesso lo ha manifestato a loro. Infatti le sue perfezioni invisibili, ossia la sua eterna potenza e divinità, vengono contemplate e comprese dalla creazione del mondo attraverso le opere da lui compiute”. (Rm 1,19-20)
A cose normali, se ascoltiamo il nostro cuore, percepiamo il desiderio di una vita per sempre. E il fatto di poterla desiderare dovrebbe farci pensare che in qualche maniera l’eternità appartiene all’esperienza dell’uomo. Oltre al fatto che la vita intorno a noi lo dice: alla notte segue sempre il giorno, l’inverno lascia sempre il posto alla primavera, un ramo spoglio ai germogli. Ciò che ci circonda ci mette davanti alla resurrezione, alla vita che “ritorna”.
E dunque non è soltanto un dato di fede, ma c’è un certo grado di ragionevolezza. Non per nulla ogni religione da millenni, seppure in modi differenti, a volte invece molto simili, parla di resurrezione, di una vita che si allunga oltre questa vita. Civiltà molto diverse, in luoghi molto diversi, in tempi molto diversi sono arrivate a questo pensiero. Ogni religione da sempre ha percepito che ci fosse un di là, dai Maya agli Egiziani, alle tradizioni indù, o cinesi, fino a noi.
Il secondo spunto
C’è poi un altro modo di risorgere, senza aspettare l’ultimo giorno. Gesù stesso ce lo dice: “Allora Gesù disse loro: «Non temete; andate ad annunciare ai miei fratelli che vadano in Galilea: là mi vedranno»” (Mt 28,10). Gesù permette agli apostoli che sono fuggiti durante il suo arresto, che hanno tradito, che hanno rinnegato, di rinascere, di ripartire una seconda volta, dandogli appuntamento in Galilea, lì dove tutto era iniziato: lasciare le proprie cose, il cammino di sequela, imparare a capire chi fosse questo Rabbi.
Gesù dà loro la possibilità di ricominciare di nuovo. È ciò che la vita ci mette davanti più e più volte, o meglio, ogni giorno: ripartire, nonostante gli errori e i fallimenti.
Il terzo spunto che ci fa cogliere la Resurrezione nella nostra esperienza, lo prendiamo dal libro della Genesi: “Allora il Signore Dio plasmò l’uomo con polvere del suolo e soffiò nelle sue narici un alito di vita e l’uomo divenne un essere vivente” (Gen 2,7).
La Quaresima sembra iniziare quasi con una minaccia: “Polvere eri e polvere tornerai”. Mentre il capo ci viene cosparso di cenere. Eppure questa consapevolezza è più una liberazione che un triste ricordare ciò che siamo. È una liberazione dall’illusione di essere chi sa chi o chi sa cosa, dal dover mantenere standard alti, risultati performanti, dall’essere sempre sul pezzo, come se fossimo un supereroe. Tutto ciò ci toglie energie, ci toglie motivazione, ci pone sotto un continuo sforzo, e più che fiorire, ingrigiamo.
La vera libertà nasce dal riconoscere ciò che siamo: polvere. Questo ci pone nel cuore molta più leggerezza.
Oggigiorno c’è la corsa al benessere, definito come la capacità di gestire lo stress, le emozioni e mantenere un atteggiamento positivo. Uguale: guardare il bicchiere mezzo pieno. Uguale: avere un giusto sguardo su di sé, cioè riconoscersi polvere su cui è posto un alito di vita, cioè riconoscere che la Quaresima è il punto di partenza, non di arrivo. La Vita è l’arrivo.
Non siamo chiamati ad essere performanti. Non sicuramente con Dio.
Non dobbiamo conquistare l’Aldilà, completare la raccolta dei bollini con le brave azioni per essere sicuri che il premio arriverà. Siamo polvere. Se non ci viene impresso un alito di Vita, restiamo polvere.Non dipende tutto da noi e questo, contrariamente a quello che sembra, ci aiuta a vivere meglio. Con più speranza, con più apertura, con più disponibilità, con più fiducia, perché poi l’esperienza costante che facciamo, se non siamo distratti, è che abbiamo un enorme potenziale: ci è data la Vita, “risorgiamo”.
E quindi non è solo per i credenti pensare che la morte, oltre ad essere vinta per sempre, sia una porta che si spalanca sull’eternità. Ma per tutti. Ognuno creda a ciò che gli riesce credere, ma se siamo attenti, nella nostra esperienza umana possiamo cogliere che c’è una vita oltre “la morte”.
E allora tutti possiamo vivere Risorti e Contenti.
Buon tempo di Pasqua!



