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Matthew Lee, il Missionario del Rock’n’Roll


In un’epoca musicale italiana dominata attualmente da generi come trap, reggaeton, neomelodici vari e pop confezionato patinato con ballettini più o meno discinti, c’è ancora posto per del buon sano e vecchio rock’n’roll?


A giudicare da ciò che passano le radio, si direbbe proprio di no, ma talvolta, in casi rarissimi, può avvenire la folgorazione. Ed è ciò che è avvenuto al piccolo Matteo Orizi a Pesaro negli anni ‘90, quando alla tenera età di 11 anni suo padre gli fece ascoltare un disco di sua maestà Elvis Presley.


Il piccolo Matteo, che già suonava pianoforte al Conservatorio, capì all’improvviso che la musica classica non era la sua missione: il suo vero scopo nella vita era il rock. Ma non un rock qualsiasi, parliamo di quello primordiale e selvaggio degli anni ’50-’60, quello ritmico e travolgente, che fece scatenare sulle piste da ballo per la prima volta le persone appena uscite dalla depressione post conflitto mondiale.


Nelle orecchie, nelle vene e nelle mani di Matteo inizia così a scorrere sicuramente tanto Elvis, ma anche e soprattutto Jerry Lee Lewis, che per lui fu più di un padre ispiratore, tanto da mostrargli che si può rockeggiare egregiamente non solo con le classiche chitarre distorte, ma anche col pianoforte, il “suo” strumento.


“The Killer”, come veniva chiamato Jerry Lee, dava del tu ai tasti bianchi e neri, suonando con le mani, i piedi, i gomiti e qualsiasi cosa, trasformando lo strumento a corda in un effetto scenico devastante per la platea, tanto da incendiare addirittura il piano durante alcuni spettacoli. E così decise di fare Matteo, che in suo onore si americanizzò il nome in Matthew Lee e iniziò a portare in giro per Pesaro e il mondo il suo spettacolare show.


Proponendo sia grandi classici rock dell’epoca (oltre ai già citati Elvis e Jerry Lee, anche Chuck Berry, Chubby Checker, Little Richards, Buddy Holly, Fats Domino e tanti altri), sia pezzi propri, sia famosi evergreen italiani rivisitati in chiave rock’n’roll, come l’immortale “Nel blu dipinto di blu” di Modugno o “L’isola che non c’è” di Bennato.


Sono famose le sue improvvisate negli aeroporti, dove Matthew, quando trova un pianoforte, non resiste e si mette a suonare, attirando tutta la gente attorno. Il talento di Matthew è tanto e tale che a soli 20 anni è ospite nel celebre programma TV “Domenica In” a mostrare barlumi del suo repertorio.


Seguiranno partecipazioni al concerto di Capodanno a Roma davanti a 150.000 spettatori, l’apertura del tour dei mitici Nomadi, che produrranno poi il suo primo album “Shake”, altre ospitate TV, grandi concerti in Europa, Stati Uniti, Emirati Arabi e tour teatrali (anche nel “suo” Teatro Rossini di Pesaro).


L’ultimo album in studio è “Rock’n’love” del 2020 ed è tutt’ora in tour con tante date già fissate per tutto l’anno. Dalla piccola Pesaro ai palcoscenici di tutto il mondo, per donare a tutti il sacro fuoco del rock’n’roll.

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