La Vita e la Morte dentro il ghigno delle playstation

21:25
Il valore della morte. Non c’è più. La morte non esiste. Per molti di noi.
È come se fossimo in un enorme videogioco. Ma quando si spara non è a salve.
È facile dare la colpa alla tecnologia. Lo smartphone è un alibi.
Non possiamo appigliarci al mondo virtuale per giustificare come gestiamo la vita reale.
La morte non ha più senso. E quando si arriva a questo punto significa che soprattutto la vita non ha più significato.
Mi verrebbe da dire, in uno scatto di rabbia, che meritiamo di estinguerci tutti.
Se, per “scherzo”, sfondiamo il cranio con un calcio da una minicar in corsa a un perfetto sconosciuto che sta tornando a casa dalla sua famiglia in monopattino, il genere umano è alla frutta.
La storia dovrebbe essere evoluzione. Ma quando il cambio di marcia è da gambero, allora è imperativa una riflessione. Anzi una scossa. Ma bella forte.
Non si tratta solo di deliri di onnipotenza, ma anche e soprattutto la sensazione erratissima di essere invincibili e immortali.
Uno status sociale che nasce da una lettura del reale distorta, o meglio, da una creazione di una realtà tutta personale, individuale che si isola dal contesto esterno.
E come se fossimo tutti fagocitati in una esistenza effimera e parallela, dove le priorità sono ribaltate, i valori contraffatti. Un declino umano che fa terra bruciata tutto intorno.
Ci sono popoli del passato che onoravano i morti. Un sentimento nutrito dal rispetto dei vivi.
Nel contesto attuale è tutto un passatempo, un trastullo, una beffa.
La vita e la morte sono balocchi. È svanito il timore reverenziale.
E per assurdo c’è più attenzione e ottemperanza per un match di calcio che per una forma di vita o di morte.
Stiamo rotolando verso la deriva con stretta nella mano una playstation




