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La Sfida della Maternità all’alba del 2030


Non sono madre. Per scelta.

Essere mamma è il ruolo più difficile al mondo.


Perché si è talmente coinvolti fino al midollo che c’è il forte rischio di perdere lucidità. È facile analizzare e giudicare dal di fuori. Come si recensisce un film. Ma se sei l’attore protagonista sei dentro a quella pellicola, sei fottuto.


Ecco perché il regista ha un valore importantissimo. Ha il potere di scrutare con la macchina da presa, che filtra e che legge con una visione più ampia, razionalizzando.

Non ho figli, ma un cane.


Che non ho saputo educare. Anzi ho fatto peggio, gli ho trasmesso tutte le mie paranoie. Perché l’ho sempre viziato, assecondato, protetto. Lo stesso errore che commettono tante madri.


Per amore. Ma sono sempre sbagli che a pagarli sono i figli. Figli super coccolati che non sono poi capaci di cucinarsi neppure un uovo sodo.


Le mamme trasmettono potente affetto e potenti insicurezze. Non tutte, certo, ma quelle italiane hanno un primato in questo. Fortuna che non ho partorito, avrei fatto grandi danni. Non tanto a me, ma a chi avessi messo al mondo.


Per assurdo, è più bravo il padre ad educare. Il padre con il suo distacco, spesso egoistico, crea meno figli fragili. Al padre manca l’amore viscerale, quello che annulla. Il padre, pur amando, non perde il controllo. Resta vigile. Resta concentrato su sé stesso. Che è alla fine un bene.


Questo editoriale è una provocazione. Ma anche un monito.

Non ci sono più i figli di una volta. O meglio sono sempre di meno. Non voglio generalizzare, né sparare sentenze. Non sono madre, né insegnante, né suora. Non ho la verità nelle mie tasche della tuta.


Ma ho amiche con figli. Alcuni hanno spiccato il volo, altri sono lì. Imbambolati. Non è colpa loro. Ci sono madri che trattengono. Il cordone ombelicale anziché tranciarlo viene trasformato in sciarpa per scaldare dall’inverno della vita.


Ma quella sciarpa dal troppo caldo che emana, può anche soffocare.

Quante qualità, virtù, capacità dei giovani d’oggi vengono avvolte dal Domopak della cucina di casa. Quanti talenti sprecati su un divano di appartamenti di periferia. Quanta ricchezza sepolta nei giardini domestici.


Amore è lasciare andare, recidere fa male, ma è necessario, buttarsi, cadere, sbagliare è bello.


Ci vuole il coraggio della consapevolezza del piacere dell’autonomia, dell’indipendenza, della libertà.


Il mio cane dorme, beato, mentre scrivo queste righe. Io però non voglio più chiudere gli occhi. Il futuro è dei giovani. Ma noi adulti preferiamo che restino a letto, così non si fratturano il cuore.


Non sono madre, fortuna, altrimenti straccerei questo articolo, inveendo contro l’autrice.

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