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La Festa della Donna: una Presa in Giro



La Festa della donna. Ma che festa è? Più che una festa sembra una presa per i fondelli. Anche perché poi quel giorno a “festeggiarla” sono solo le donne, o almeno una parte. Oppure che forse è peggio, ci si raduna in una piazza, sempre solo o comunque la maggioranza donne, a dire che la festa della donna dovrebbe essere tutti i giorni, sbandierando luoghi comuni che ormai non fanno più effetto, figurati se sviluppano azioni concrete.


L’8 marzo si ricordano i femminicidi, la disparità enorme e quasi vergognosa tra salari dei due sessi, la violenza verbale, la mentalità patriarcale, le opportunità ridotte al lumicino, i paletti professionali quando si è in maternità, insomma il non rispetto quotidiano. Eppure c’è una contraddizione in termini. Lancio una provocazione: sono le stesse donne, soprattutto le stesse madri, a educare i figli maschi a una vita più facile.


Questi figli maschi a cui è negato il sacrificio e che si trovano tutto pronto, poi è naturale che quando escono dal nido familiare si aspettano dalla propria partner la pappa pronta. La stessa partner asseconderà le esigenze e i desideri del proprio uomo perché arriva anche lei da una educazione dove è la femmina che corre all’interno della casa. Il risultato è che la donna si trova sulle sue spalle due lavori quello fuori e dentro la famiglia, si ritrova la gestione della prole e l’accudimento del marito o compagno.


Però, fortunatamente, l’8 marzo può stare per 24 ore con le mani in mano e magari la sera andare con le amiche a vedersi uno striptease di un bel palestrato. Sto generalizzando ed esagerando, certamente, ma il quadro reale non è molto lontano da questa cronaca impietosa. Ecco perché la Festa della donna non ha senso di esserci, perché sono proprio le donne a farsi del male.


La Festa delle donne è solo una presa in giro per quelle donne che escono dal coro. E ci sono credetemi. Si dovrebbe eventualmente fare una festa solo per loro. Ma questa è un’altra storia. Viva la festa della mamma, viva la festa del papà, viva la festa dei nonni. Soprattutto la festa dei nonni la farei anche semestrale. Sono loro i pilastri di una famiglia che sempre di più non è più famiglia. Ma chi se ne frega. Continuiamo ad adottare termini del linguaggio comune che sono nei confronti delle donne delle vere bombe ad orologeria.


Un substrato che viene coltivato nelle teste delle bambine e dei bambini fin dai primi mesi di vita. Binari che si accettano, spesso anche inconsapevolmente. Strutture mentali e poi pratiche che ingabbiano in certi concetti che purtroppo nella loro profonda menzogna vengono venduti come verità. O peggio come realtà. Ma la realtà e la verità non abitano qui.


In questo mondo marcio, in cui non solo il sociale o il politico sguazzano ma anche la religione. Si pensa al futuro come a qualcosa che potrebbe invertire l’ordine ma non è così. Io ripartirei dagli albori. Cancellerei la distinzione tra uomo e donna, tra maschio e femmina. Se cominciassimo a ragionare sulle persone, solo sulle qualità, sul buon cuore, sul fare quotidiano, al di là della conformazione fisica che è solo un involucro, allora forse sì lo sguardo e la dimensione in cui siamo calati cambierebbe passo. Una rivoluzione che dovrebbe partire come flusso naturale, quasi istintivo. E l’8 marzo a quel punto potremo celebrare la festa dell’essere umano.

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