Dietro la Collina le Comunità Virtuose che Restano
- Beatrice Terenzi

- 27 apr
- Tempo di lettura: 2 min

Se si tornasse al baratto?
Abito in un paese, quasi autogestito. Pronto, se fosse necessario, a sopravvivere, da solo. Cioè. Grazie alla rete che si è creata tra gli individui. Non credo che sia una mosca bianca. Ci sono realtà così. Magari tra i monti, i colli, nelle isole. Ma ci sono.
E se tutti provassimo, nel nostro piccolo, a diventare atolli dove lo scambio permettesse connessioni? Non solo culturali. Ma anche pratiche. Perché la cultura non sta solo nei libri.
Certo, queste realtà hanno come base un’alta spiritualità, che non è solo teologica, ma di intenti comuni, per il bene di se stessi e degli altri. La profondità dell’interiorità, può essere innata, ma va coltivata. La cultura è il guizzo che apre nuovi orizzonti, ma questi nuovi scenari vanno disegnati.
Ed ecco che cultura si trasforma in educazione e consapevolezza. E poi, finalmente arriva l’azione. Altrimenti con le pagine dei libri ci accendiamo solo le stufe a legna.
Esistono luoghi dell’anima che si alimentano di relazioni umane. Una valle del fare dove chi ci abita si industria a portare il suo contributo seguendo la sua indole.
Il tempo nostro è quello in cui si è felici, in cui si vive seguendo le proprie attitudini, altrimenti sarebbe tempo sprecato, buttato, calpestato, inutile.
In questa città della gioia c’è il falegname che costruisce i mobili, il fornaio il pane, l’apicoltore il miele e così via. E poi c’è la piazza dove ci si incontra per il dare, senza soldi, senza interessi. L’intento è quello di allestirsi una vita di dignità e completezza. La città del sole non è solo una chimera, c’è. In embrione, ma c’è. In rampa di lancio se questo mondo, insozzato da traffici per arricchire pochi, crollasse.
La vera forza è nelle mani e nella mente di chi si basta, grazie a un circuito interno che diventa poi esterno, seppure non si allontani più di tanto dalla soglia di casa. In quale posto recondito è iniziata la resistenza, quella bella, quella sana? Da un villaggio piccolissimo si lancia un messaggio all’arroganza, alla pazzia di pochi che si sentono immortali. Ma in realtà il nucleo di tutto è altrove. Là dove non si urla, ma si parla.
Dietro le colline ci sono comunità virtuose che stanno lavorando per restare. Lo so. Io abito lì.


