Il Maestro e il Maestrone

“Giorno d’estate,
giorno fatto di vuoto
Giorno di luce
che non si spegnerà
Sembra d’andare
in un paese remoto
Chissà se in fondo
c’è la felicità”
F. Guccini (Giorno d’estate)
Caro Francesco, hai lasciato questo mondo il 6 agosto, un giorno d’estate, un giorno pieno di ricorrenze che sembrano ben combaciare col testo della tua canzone. “Un giorno fatto di vuoto” se pensiamo alla ricorrenza storica di Hiroshima; un vuoto causato dal cuore dell’uomo di cui spesso hai parlato. “Un giorno di luce che non si spegnerà”, come ci ricorda la festa liturgica della Trasfigurazione: Gesù che mostra “in anteprima” se stesso nello splendore del Risorto. Un giorno in cui “sembra di andare in un paese remoto”, come per te in fondo un po’ era il Cielo, l’Aldilà.
Tre diverse ricorrenze in questo giorno d’estate, tenute insieme dalla luce, una luce che si sprigiona e invade. Ma c’è luce e luce: quella che abbaglia e quella che illumina. Hiroshima è stato un enorme bagliore che ha lasciato morte e distruzione.
Tu, il maestrone, come vieni chiamato, e il Maestro, due luci che hanno illuminato. Gesù sul Tabor, una luce di speranza sulle tenebre, la gloria di Dio che si rivela nell’umano. Guccini, un faro nella musica italiana. Due portatori di vita attraverso la vostra vita e le vostre parole.
E allora proviamo a mettere insieme il Maestro e il maestrone: il Vangelo della Trasfigurazione e i testi delle tue canzoni.
Gesù che si trasfigura, una scena affascinante e misteriosa, un riflesso della prima ed unica Luce; “una iniziazione, un preludio, un anticipo, un invito alla visione dell’invisibile Sole”, come commenta papa Paolo VI. Pietro davanti a questa scena dirà: “Rabbì, è bello per noi essere qui; facciamo tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia” (Mc 9,5), preso da stupore talmente grande da averne quasi paura, preso dal desiderio di rendere infinito quell’attimo.
Prendendo in prestito le tue parole caro Guccio potremmo far dire all’apostolo: “perché non sono quando non ci sei”, perché quello che Pietro intuisce è “che l’oggi restasse oggi senza domani o domani potesse tendere all’infinito” (“Vorrei” F. Guccini), “dev’esserci, lo sento, in terra o in cielo un posto dove non soffriremo e tutto sarà giusto” (“Cirano” F. Guccini) quello appunto che Gesù trasfigurandosi ci mostra.
Eppure non hai mai detto di seguire il Maestro, anche se un po’ lo hai fatto, come ce lo ha ricordato il cardinale Zuppi, tuo amico, nell’omelia del tuo funerale: “hai saputo scorgere la bellezza struggente e infinita della vita. Dicevi di te di essere «agnostico possibilista». In ricerca.”
In questo 6 agosto così pieno della luce della trasfigurazione, in questo giorno d’estate, nel testo della tua canzone, ti domandi “Chissà se in fondo c’è la felicità”. Credo che la tua ricerca sia terminata, penso tu non abbia impiegato molto a scoprirlo “che se Dio muore è per tre giorni e poi risorge” (“Dio è morto” F. Guccini) e forse con “invidia” di Pietro hai fatto una tenda per restare lì, nella gioia, a contemplare la Sua luce, per sempre.



