top of page

Destrutturazione sensoriale della Canzone: la missione dei Faccions

17 ago
Tempo di lettura: 3 min

In un’epoca musicale dominata da algoritmi rassicuranti e pop preconfezionato da esportazione, c’è chi sceglie scientemente la via della destrutturazione sensoriale. Parliamo dei Faccions, l’ensemble marchigiano che ha trasformato il concetto di “concerto” in una via di mezzo tra una performance d’arte contemporanea al buio e un esperimento sociale di dubbia legalità.


Tutto ha inizio tra le storiche mura della Scuola del Libro di Urbino, dove i futuri membri del gruppo si incontrano mentre studiano cinema d’animazione. È proprio in quel microcosmo di creatività visiva, fogli di acetato e sogni underground che germoglia l’idea: applicare la libertà totale dell’animazione d’avanguardia alla forma-canzone. Da quel momento, il nucleo si stabilisce lungo la direttrice tra Urbino e Pesaro, dando vita a un collettivo aperto, mutevole e volutamente inclassificabile.


La line-up storica è una vera e propria orchestra del post-tutto. Al centro del caos organizzato troviamo Michele Lilli alle tastiere e percussioni, la chitarra di Rodolfo Brocchini e le linee di basso tracciate da Lorenzo Scarpetti. A dar voce e fiato alle visioni della band c’è il flauto di Mariangela Malvaso (spesso affiancata dalle incursioni vocali di Giovanni Livi-Mc Gola), supportati dalle architetture ritmiche e dagli oscuri “effetti speciali” della batteria di Enrico Liverani (noto ai più anche come Freddy). A completare questo quadro di splendida follia sonora si aggiungono le corde tese del violino di Gabriele Bernardini e il sax di Marco Cervellini.


Se l’album Night Balletto (2015) aveva sdoganato un’elettronica notturna, sghemba e spezzata, ideale per chi vuole ballare avendo però una crisi esistenziale in corso, è con il successivo Misano / Brasile (2018) che il gruppo ha raggiunto l’apice del surrealismo geografico e sonoro. Brani dai titoli evocativi come Bellissimi Capelli, E fiol ad Cuparton o Disse il mulo dimostrano una precisione chirurgica nel decostruire la melodia.


In termini di orecchiabilità pura, va detto con totale onestà intellettuale che non siamo esattamente di fronte al tormentone estivo da cantare a squarciagola sotto la doccia. Anzi, la loro musica si rivela uno strumento eccellente se avete la stringente necessità di sgomberare rapidamente una festa di compleanno rimasta attiva ben oltre l’orario consentito. Eppure, proprio in questa spigolosità risiede il loro magnetismo.


La dimensione live è quella che ha consegnato i Faccions alla leggenda dell’underground, ridefinendo radicalmente il concetto di presenza scenica. Vederli dal vivo significa accettare una performance che flirta costantemente con l’elettroshock visivo. C’è chi giura di averli visti suonare mentre consumavano un pasto completo sul palco, chi ricorda il batterista confinato all’interno di un ascensore, e chi è rimasto ipnotizzato dall’uso di liquidi fluorescenti e strumenti ricavati dal vetro, il tutto rigorosamente al buio. Praticamente, l’incubo di qualsiasi fonico e la gioia di ogni cultore del weird. Dopotutto, suonare nell’oscurità più totale con la faccia che illumina la sala non è da tutti.


Nonostante i tentativi della società civile di riportarli a più miti consigli, la band ha continuato a imperversare. Tra le apparizioni di rilievo degli ultimi tempi spicca la partecipazione come colonna portante al POP Festival di Pesaro (Capitale della Cultura), dove hanno condiviso il palco con i Saroos (progetto tedesco), i Goodbye Horses e Dj Minaccia. Un melting pot di elettronica teutonica, krautrock e post-tutto che ha ribadito la centralità della band nel circuito della sperimentazione adriatica.


Nelle loro ultime fatiche e collaborazioni d’avanguardia, i Faccions mantengono fede alla loro promessa originaria nata tra i banchi di Urbino: non farsi capire, ma farsi ascoltare.

Se cercate certezze pop, girate al largo.


Se cercate un’esperienza che vi faccia dubitare della solidità della realtà stessa – tra un pezzo intitolato Il Grosso (traccia da oltre 8 minuti dove l’incalzare di sax e percussioni fanno da contraltare ad un monologo solitario) e un batterista chiuso in un montacarichi – i Faccions sono la vostra nuova band preferita.


Sempre che riusciate a trovarli nel buio.

Iscriviti per rimanere aggiornato sulle nuove pubblicazioni

Grazie per esserti iscritto!

  • White Facebook Icon
  • Instagram

Media Lari s.r.l.
Via Camillo Marcolini, 6 - 61121 Pesaro
P.IVA/C.F. 02724080417
Iscritto al registro stampa del tribunale di Pesaro al N. 1 - del 2022
Direttore responsabile: Beatrice Terenzi

Coordinatrice e grafica: Daniela Marchini | Dadincanto

bottom of page