Calpestare il Passato
I LIVELLI DEL TEMPO

La storia complessa del Duomo della nostra città è facilmente leggibile attraverso la meraviglia artistica dei suoi pavimenti che, dopo gli interventi archeologici e la sistemazione “museale”, si presentano ben visibili nella loro stratificazione temporale.
L’attuale piano di calpestio è il pavimento realizzato durante i lavori di restauro effettuati nel corso dell’800 mentre, “scendendo sotto”, si va indietro nel tempo e si incontrano due litostrati*: quello superiore e poi quello inferiore.
Il superiore, che si trova a circa 1,40 metri dal piano odierno, è il pavimento della chiesa in epoca bizantina (VI sec. d.C.) e presenta interventi successivi fino al XIII sec., mentre quello inferiore, più antico, si trova a 2,10 metri sotto il calpestio attuale e, risalendo al IV-V sec. d.C., appartiene al periodo paleocristiano.
Il livello più alto, che si estende per oltre 800 mq andando a ricoprire l’intera superficie della chiesa, si presenta come un grandissimo tappeto musivo policromo composto da pannelli quadrati o rettangolari delimitati da fregi geometrici o floreali.
Nel litostrato inferiore invece troviamo raffigurazioni realizzate con tessere policrome sia a motivi geometrico-floreale, anche molto complessi, sia con simboli cristiani come pesci, colombe e “nodi di Salomone”.****
Su questo livello sono state rinvenute tracce di bruciato, segno inequivocabile di un incendio subito dall’edificio.
All’interno troviamo raffigurati animali quali colombe, cervi e pavoni, portatori allora di significati teologici e metafisici, e simboli cristologici come i pesci o il grappolo d’uva.
Alcuni particolari (per esempio il nastrino svolazzante posto al collo di alcuni animali, simbolo persiano di potere terreno e di regalità tipico della iconografia propria del mondo orientale) ci fanno capire come le maestranze impegnate nella realizzazione dei mosaici della chiesa di Pesaro fossero perfettamente inserite in una koinè* culturale e artistica espressiva, diffusa nel bacino mediterraneo.
Sempre sullo stesso livello, quasi all’ingresso della basilica, sull’asse della navata centrale troviamo, all’interno di un clipeo (uno scudo), una iscrizione dedicatoria che recita:
«Con l’aiuto e con l’intercessione della Beata Vergine Maria, Giovanni, uomo illustre, stratega di rango consolare, originario della provincia della Misia, ha fatto costruire dalle fondamenta questa basilica, con ogni devozione».
Questo personaggio viene attualmente identificato con il generale, nipote di Vitaliano, detto il Sanguinario, sposato con la nipote dell’imperatore Giustiniano, che combatté per l’imperatore d’Oriente durante la guerra Greco-Gotica (535-553), a fianco prima di Belisario e poi di Narsete.
Fu lui quindi che nel VI sec. d.C., dopo le guerre greco-gotiche, fece ricostruire la cattedrale avvalendosi anche di maestranze provenienti dalla sua terra d’origine, rinomata proprio per l’arte del mosaico.
Attorno al XIII secolo furono poi realizzati dei rifacimenti attraverso l’inserto di nuove raffigurazioni quali creature fantastiche o terrificanti, come le Lamie, uccelli vampiro con la testa di uomo, che nella tradizione popolare succhiavano il sangue dei bambini, la Sirena con la coda biforcuta che simboleggia la lussuria, il Leone, il Centauro, il Tritone.
Accanto a queste immagini tipiche del cosiddetto Bestiario medioevale*** troviamo anche riprodotti episodi appartenenti al ciclo epico della guerra di Troia.
Il più bello, che presenta una nave biremi con a bordo diversi guerrieri e alcune dame, ci riporta a Elena e al suo rapimento qui raccontato o attraverso il viaggio di andata verso Troia o attraverso quello di ritorno dopo la distruzione della città, come chiarito dalla dicitura in alto a sinistra (“PARIS REX TROI(A)E MENELAU(M) PRIVAT HELENA / P(ER) Q(UAM) TROIA PERIT (GRAE)CIA L(A)ETA REDIT”).
Nel litostrato inferiore invece troviamo raffigurazioni realizzate con tessere policrome sia a motivi geometrico-floreale, anche molto complessi, sia con simboli cristiani come pesci, colombe e “nodi di Salomone”.****
Su questo livello sono state rinvenute tracce di bruciato, segno inequivocabile di un incendio subito dall’edificio.
Altro elemento interessante è la presenza di materiali di spoglio, appartenenti ad edifici precedenti al IV-V sec.; basi di colonna, rocchi scanalati, capitelli riutilizzati, frammenti architettonici provenienti da una cornice ad angolo.
Questi materiali si inseriscono all’interno del fenomeno conosciuto come “reimpiego dell’antico”, inteso come pratica del riuso di una porzione architettonica proveniente da un altro contesto funzionale e temporale, all’interno di un nuovo edificio.
Tra questi ritrovamenti si mostra di particolare interesse una lastra in marmo cristallino risalente al I sec. d.C. con una decorazione a rilievo abbassato caratterizzata da foglie d’acanto e due delfini al centro collegati da una cintura dalla quale nasce un tridente.
L’elemento, introdotto nel piano pavimentale come risarcimento di una lacuna nel mosaico dovuta ad usura da calpestio, era inserito nel livello inferiore, in corrispondenza della parte iniziale della navata destra.
IL LITOSTRATO (O LITOSTROTO) È UN ANTICO PAVIMENTO A MOSAICO, COMPOSTO DA PICCOLI PEZZI DI PIETRA, MARMO O CIOTTOLI FISSATI CON CALCE SU UN FONDO, SPESSO DISPOSTI A CREARE DISEGNI GEOMETRICI O FIGURATIVI. IL TERMINE DERIVA DAL GRECO LITHÓSTRŌTON ("PAVIMENTATO CON PIETRE").
LINGUAGGIO CONDIVISO DA CULTURE E POPOLI DIVERSI.
*NELL’EUROPA MEDIEVALE L’ESISTENZA DI ESSERI SOPRANNATURALI, PER LO PIÙ RESIDUI DEL PAGANESIMO, ERA UN FATTO COMUNEMENTE ACCETTATO ANCHE DALLA CHIESA. ALCUNI DI ESSI ERANO UN LASCITO DEL MONDO GRECO-ROMANO, ALTRI INVECE PROVENIVANO DALLE DIVERSE POPOLAZIONI CHE SI ERANO VIA VIA CONVERTITE AL CRISTIANESIMO. IL RISULTATO FU LA RACCOLTA DI LEGGENDE E BESTIARI SPECIALIZZATI CHE DESCRIVEVANO QUESTE CREATURE COME FOSSERO VERE E PROPRIE ENCICLOPEDIE.
**IL NODO DI SALOMONE, DETTO ANCHE NODO DI GORDIO O NODO GORDIANO, È UN SIMBOLO INCONFONDIBILE FORMATO DA UN GOMITOLO DI FILI INTRECCIATI CON UN NUMERO VARIABILE DI NASTRI (GENERALMENTE COMPRESO TRA DUE E SETTE-OTTO) DISPOSTI IN MODO DA FORMARE UNA SORTA DI CROCE. TALVOLTA I NASTRI SONO RAPPRESENTATI ANCHE A SPIGOLI VIVI O – NEGLI ESEMPI PIÙ RAFFINATI – COME VERI E PROPRI INTRECCI COMPLESSI. SI TRATTA DUNQUE DI UN “NODO” CHE NON SI PUÒ SCIOGLIERE, PERCHÉ NON POSSIEDE NÉ INIZIO NÉ FINE. I SIGNIFICATI DEL NODO DI SALOMONE SONO CAMBIATI NEL CORSO DEL TEMPO: NELL’ARTE PALEOCRISTIANA E MEDIEVALE, DOVE QUESTO SIMBOLO È DIFFUSISSIMO, RAPPRESENTA L’UNIONE PROFONDA DELL’UOMO CON LA SFERA DEL DIVINO E DI CONSEGUENZA LA SALVEZZA.
NOTA DI REDAZIONE
Tutta questa ricchezza musiva è ampiamente fruibile con modalità diverse data la sua particolare stratificazione archeologica.
Ampie parti del livello superiore sono visibili durante gli orari di apertura del duomo (ad eccezione ovviamente dei momenti nei quali sono officiati i riti religiosi) attraverso le grandi finestrature predisposte sul piano di calpestio.
Il livello inferiore è questa estate eccezionalmente aperto al pubblico dal 9 luglio al 20 agosto ogni giovedì alle 21 al costo di 5 euro previa prenotazione via mail a beniculturali@arcidiocesipesaro.it.
Inoltre, per scoprire tutto, ma proprio tutto sulla storia della cattedrale e dei vari livelli dei mosaici, la Diocesi di Pesaro ha recentemente ampliato il Museo Diocesano (ubicato in Palazzo Lazzarini in via Rossini 53, fronte duomo) allestendo una sezione specifica composta da due sale.
Nella prima sala grandi pannelli cronologici raccontano attraverso la “Linea del Tempo” le complesse vicissitudini dell’edificio; la seconda sala invece si presenta come uno spazio di approfondimento un po’ particolare.
Qui infatti troviamo una parete multimediale dotata di due visori immersivi e sedute per un’esplorazione digitale coinvolgente. I visitatori potranno dialogare con l’avatar di Johannis di Misia, progettato per rispondere a domande e curiosità sui mosaici e potranno anche utilizzare monitor con funzionalità touch screen, “camminando” virtualmente sul pavimento così come esso si presentava nel passato.
Ciò è stato reso possibile grazie ad una campagna di rilievo integrato basata su laser scanner 3d e fotogrammetria ad altissima definizione. Il risultato è un gemello digitale della cattedrale e dell’intera superficie decorata.
La supervisione e il coordinamento scientifico di questa “meraviglia” tecnologica si deve alla Soprintendenza archeologia, belle arti e paesaggio per le province di Ancona e Pesaro-Urbino, all’Ufficio beni culturali e Arte sacra dell’Arcidiocesi di Pesaro, all’Università degli studi di Urbino, con il professor Daniele Sacco, e all’Università Politecnica delle Marche, con il professor Paolo Clini.
Orari del Museo Diocesano – Palazzo Lazzarini, via Rossini 53
Tel.: 0721 371219 (negli orari di apertura del museo)
Giovedì: 10.00-13.00 / 16.30-22.30
Venerdì, sabato e domenica: 10.00-13.00 / 16.00-19.00
Costo: 7 € intero - 5 € ridotto (Museo e chiesa del Nome di Dio); con esperienza saletta multimediale e visori 15 €.
INFO:beniculturali@arcidiocesipesaro.it0721 371219 (negli orari di apertura del Museo)www.palazzolazzarini.it




