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La Chiesa del Beato Pietro Gualcerano

17 ago
Tempo di lettura: 4 min

Ovvero il Cenobio* del S. Bartolo



Sul monte S. Bartolo, poco distante dal Faro, immerso nella vegetazione, esiste un luogo che molti pesaresi hanno imparato ad amare da piccoli quando vi ci sono stati condotti il 2 maggio per la Festa dedicata ai bambini.


Si tratta di un’area tanto antica quanto amena che racchiude silenzi, spiritualità, ma anche una storia affascinante e inattese opere d’arte.

Risale infatti al 1113 la fondazione da parte di un gruppo di monaci di una prima chiesa con annesso convento entrambi dedicati a San Bartolo.


In seguito in quel luogo di preghiera trovarono rifugio tra il XIV e il XV secolo due eremiti di origine spagnola, Giovanni fu Berengario e Pietro di Gualcerano Barbarani che si presero cura della chiesa.


Il complesso monacale fu poi concesso all’ordine dei Girolamini nel 1442 e nel 1457 la chiesa fu riconsacrata a San Bartolomeo (come leggiamo ancora sull’ architrave lapideo del ricco portale in pietra della Cesana, impreziosito da colonnine tortili e capitelli corinzi: MCCCCLVII DIE XXIII APRILIS CONSECRATA FUIT HAEC ECCLESIA.


All’interno del Cenobio fu sistemato il sarcofago di Pietro considerato protettore dei bambini.

Ma è a partire dal XV secolo che la fama del Cenobio inizia ad espandersi: il complesso infatti si trovava al centro del percorso che da Villa Imperiale, passando per le ville “di delizia” ormai scomparse dette “della Vedetta” e “della Duchessa”, arrivava al mare.


Queste residenze estive, posizionate sul monte allora denominato “Accio”, appartenevano alle famiglie ducali di Pesaro, gli Sforza e i Della Rovere, che presero a sostenere anche economicamente i monaci così quando esse si estinsero il Cenobio ne risentì in maniera pesante.


Con l’Unità d’Italia gli ordini religiosi furono soppressi e la proprietà dell’intero corpo di edifici passò al Comune di Pesaro per essere poi venduta nel 1869 alla famiglia Zanucchi Pompei alla quale appartiene tuttora.


Le ricchezze artistiche contenute all’interno dovevano essere di una certa importanza se si ha notizia certa che sull’altare maggiore, fino al 1882, era conservata la pala di San Girolamo in trono, opera di Giovanni Santi, padre di Raffaello.

In seguito le vicissitudini della storia fecero sì che la posizione strategica del monastero, così vicino al Faro, diventasse, durante la IIGM nel momento della costruzione da parte dell’esercito tedesco della Linea Gotica, motivo di occupazione e di trasformazione in stazione di osservazione.


Un piccolo distaccamento di soldati, utilizzando un cipresso secolare e una grande acacia presenti nel giardino, realizzò due piattaforme dalle quali poter controllare la vallata e l’ingresso del Cenobio stesso.


A tali torri di controllo si accedeva attraverso delle semplici scalette in ferro, una delle quali, quella all’interno del cipresso, è ancora visibile.

Così , per triste ironia della storia, sul San Bartolo tornava ad esistere, per ben altri scopi, una “Vedetta” come quella fatta costruire nel 1583 da Francesco Maria II Della Rovere citata in precedenza.


Ora il complesso, così ben rappresentato dal Liverani come appariva nel XIX secolo è tornato visitabile** su prenotazione ed è quindi possibile godere non solo della bellezza del luogo, ma scoprire anche i piccoli tesori che racchiude come le tele presenti nella chiesa.

Si tratta di tre opere, recentemente restaurate e quindi restituite ad una buona leggibilità, realizzate da allievi di Federico Barocci.


Sull’altare maggiore troviamo ‘Il martirio di San Bartolomeo’ di Antonio Viviani detto il Sordo (Urbino 1560-1620). Tra i personaggi che assistono allo scuoiamento del Santo, torturato vivo per avere diffuso il cristianesimo fino all’India e all’Armenia vediamo sulla sinistra un bambino di circa 5-6 anni vestito da aristocratico, che potrebbe essere, per somiglianza fisica, Federico Ubaldo Della Rovere, l’erede del ducato nato nel 1605.


Sull’altare destro un quadro del 1623 di Giulio Cesare Begni intitolato ‘Madonna del Rosario con san Domenico e il beato Pietro Gambacorta’, fondatore dell’ordine dei Girolamini. In questa tela abbiamo una preziosa testimonianza di una parte di Pesaro, oggi corrispondente ai quartieri di Soria e Baia Flaminia, cioè la foce del Foglia e il Porto come erano nel XVII secolo.


Sull’altare sinistro la tela di Antonio Cimatori detto il Visacci (Urbino 1550 ca. - Rimini 1623) “Madonna orante tra la Maddalena e santa Caterina d’Alessandria” ci presenta sullo sfondo una situazione del tutto inusuale per un’opera concepita per una chiesa: una scena di guerra con un cannone, una torre cilindrica sul porto e la violenza di un soldato su una donna inerme distesa a terra.


*IL TERMINE CENOBIO (DAL GRECO KOINÒS, “COMUNE”, E BÍOS, “VITA”) INDICA INDIFFERENTEMENTE SIA UNA COMUNITÀ DI MONACI CHE VIVONO INSIEME E SEGUONO UNA REGOLA COMUNE SIA IL MONASTERO STESSO CHE LI OSPITA.


**L’INIZIATIVA NASCE DALL’ACCORDO SOTTOSCRITTO TRA L’ENTE PARCO SAN BARTOLO E I COMPROPRIETARI DELLA STRUTTURA E PREVEDE UNA VISITA COMPLETA DEL COMPLESSO IL SABATO MATTINA (5 E 26 SETTEMBRE) CON PARTENZA DAL PARCHEGGIO DEL RISTORANTE GIBAS ALLE ORE 9. IL NUMERO MASSIMO È DI 15 PARTECIPANTI PER TURNO. IL COSTO È DI 10 EURO A PERSONA, MENTRE I MINORI POTRANNO PARTECIPARE GRATUITAMENTE. PER INFO SULLE VISITE: 328 2774258

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