top of page

Ancora Re Magi

RI-PARTIAMO DA LÌ



Le parole sono strumenti potenti, ma le immagini, a volte, lo sono di più e un artista con una singola rappresentazione può immetterci in un universo di riflessioni. È quello che è stato capace di fare uno scultore del legno, gardenese, con la sua “visione” della Epifania.


L’opera è lì che ti guarda e ti interroga perché fa in modo che sia tu ad interrogarla e ad interrogarti: perché un Re Magio compie quel gesto tanto in consueto per la iconografica classica alla quale siamo abituati? Un gesto che nel linguaggio corrente dei gesti può significare: “chi è costui? -cosa ci faccio io qui? – ho fatto tanto strada per vedere solo un neonato?”.


Questo Re Magio, un po’ San Tommaso, si pone del le domande e chiede a noi, quindi, di fare lo stesso. Gli altri due suoi compagni di viaggio sembrano avere trovato, con certezza, ciò che cercavano, qualunque cosa fosse, e ce lo dimostrano dall’atteggiamento ossequioso ed emozionato. Uno ad dirittura, tocca, quasi con amore, la “meta” del suo cammino: è arrivato e ciò lo rende felice. Quella, non ha dubbi, è la Manifestazione.


Ma, non a caso, il più giovane dei tre non è soddisfatto: deve ancora capire. Questa rappresentazione, così anomala, ma così umana ci restituisce il senso filosofico della nostra vita. In primo luogo il desiderio, quasi la frenesia, della ricerca e della scoperta. In secondo luogo il nostro rapporto con l’Alterità Divina, con lo Spirito. I Magi, simboli teologici, sono sapienti che si mettono in cammino, e per questo compiono un gesto di sacrificio, perché vogliono “vedere”, ”scoprire” e lo fanno arrivando da lontano.


Sono come il filosofo che continua mente indaga e questo Magio irriverente è come Diogene di Sinope sul Ponto (404c.-320c. a.C.) che la tradizione vuole fosse un filosofo eccentrico e sconcertante, franco nell’esprimersi e vagabondo nella vita che era solito portare con sé una lampada sempre accesa quale, ap punto, simbolo tangibile di ricerca. Ricerca che è spesso indagine su Dio.


Nella storia della filosofia, dall’antichità ai nostri tempi, molti sono stati gli autori che hanno cercato di spiegare razionalmente la Sua esistenza da Anselmo d’Aosta a Gödel, passando per Tommaso d’Aquino, Cartesio, Leibniz e Kant tanto per citare solo alcuni dei giganti del pensiero.


La novità di oggi è che anche una parte della scienza contemporanea si sta prodigando in tal senso. Interessante a tal riguardo un saggio dei francesi Michel-Yves Bolloré e Olivier Bonnaisses, edito ora anche in Italia, dall’emblematico titolo “Dio. La scienza, le prove. L’alba di una rivoluzione”.


La loro tesi è la seguente: «Premesso che per lungo tempo la scienza, sulla base del cosiddetto pensiero materialista, che ha predominato dal XVIII al XX secolo, ha ritenuto che fosse possibile spiegare il mondo senza occuparsi di Dio, ora, dopo che si è scoperto che l’Universo, ritenuto in precedenza eterno e stabile, è in realtà in espansione e proviene da un Big Bang, ha avuto un inizio e avrà una f ine, è inevitabile che si giungerà a dimostrare razionalmente e scientificamente che Dio esiste». Come dire ne avremo le prove, avremo una Epifania scientifica. Ma questo mettersi al servizio della teologia non convince tutti gli scienziati.


E comunque tutte le argomentazioni, in un caso e nell’altro, non sono convincenti. Filosoficamente però è importante sottolineare che, oltre al credente per fede, il nostro approccio a Dio e alla domanda “Esiste?” può prendere due strade: quella tesista e quella atea. Secondo la prima è ammissibile riflettere razionalmente su questioni tipo: “l’Universo è stato creato?” mentre secondo l’ateismo una tale domanda non può nemmeno essere posta.


Fede e scienza, fede e filosofia: un dialogo impossibile o un approccio auspicabile? Il Magio scienziato che si interroga dubbioso ha fatto comunque un passo in avanti: è andato in cerca di Dio perché il suo sapere non gli era sufficiente. Sentiva che non gli bastava, sentiva che forse c’è Altro. Quell’Altro così bene raccontato da David Maria Turoldo nella sua poesia dedicata proprio ai Re Magi. Essa ci spiega come siamo tutti mendicanti d’in finito, pellegrini sulle strade della vita, speranzosi che alla fine del viaggio ci sia un nuovo inizio. Ci sia la nostra Epifania.

Iscriviti per rimanere aggiornato sulle nuove pubblicazioni

Grazie per esserti iscritto!

  • White Facebook Icon
  • Instagram

Media Lari s.r.l.
Via Camillo Marcolini, 6 - 61121 Pesaro
P.IVA/C.F. 02724080417
Iscritto al registro stampa del tribunale di Pesaro al N. 1 - del 2022
Direttore responsabile: Beatrice Terenzi

Coordinatrice e grafica: Daniela Marchini | Dadincanto

bottom of page