La Danza che fa Riflettere
- Spazio Bianco

- 27 lug
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La danza come fonte di riflessione. Quella proposta dalla coreografa Elisa Sbaragli in “Se Domani” è stata infatti una danza contemporanea che ha indagato sulle coscienze degli spettatori, accorsi nella Sala della Repubblica del Teatro Rossini per gustarsi l’opera vincitrice del Premio Danza&Danza 2025, in quanto miglior produzione italiana di un autore emergente.
Elisa Sbaragli si è servita dei corpi danzanti di Lorenzo De Simone e Alice Raffaelli per inscenare la battaglia quotidiana di ognuno di noi, quella di mostrarsi forte agli ostacoli della vita. Il ritmo della musica, proprio come quello imposto dalla società odierna, è stato fin da subito alienante.
Un rumore costante e monotono a cui i corpi dei due giovani ballerini hanno inizialmente provato a resistere individualmente. Lo hanno fatto rinchiudendosi ognuno nella propria battaglia, pensando di poterla affrontare in solitudine.
È questa infatti la reazione spontanea di ognuno di noi all’insorgere delle prime difficoltà. Inizialmente i corpi dei due ballerini erano tra loro lontani, completamente indifferenti alle difficoltà altrui.
Ognuno provava infatti ad adattare il proprio corpo al martellante ritmo della musica ma nel farlo faceva sempre più fatica. La forza di volontà, sorta all’arrivo dell’ostacolo, svanisce con il tempo e la fisiologica reazione istintiva viene sempre sostituita dalla ragione.
Per non farsi sovrastare dalle incombenze esterne si comprende dunque la necessità di chiedere aiuto. I due ballerini, guardandosi attorno, capiscono quindi che nell’altro possono trovar manforte e iniziano così a unire le proprie forze.
Un meccanismo di solidarietà umana già esposto da Leopardi nella poesia “La Ginestra” del 1845. Gli anni infatti passano, le generazioni cambiano ma le abitudini restano.
Spesso, proprio come avvenuto in “Se Domani”, si è infatti portati a formare la “social catena” soltanto quando si capisce che da soli non ci se la può più fare.
Proprio come nel film “Non è mai troppo tardi”, diretto da Rob Reinier e con Morgan Freeman e Jack Nilson come attori principali, anche in “Se Domani” i due protagonisti si uniscono soltanto quando la vita sembra averli già sconfitti.
Dopo averlo fatto capiscono però che se affrontato insieme qualsiasi ostacolo diventa più superabile e che chiedere aiuto, anche se inizialmente può far paura, è un elemento indispensabile per affrontare ad armi pari la propria battaglia.
In “Se domani” così come in “Non è mai troppo tardi” i due protagonisti con il passare del tempo diventano un’unica persona, rialzandosi dalla crisi con una forza impensabile fino a poco tempo prima.
In tempi di continui conflitti come quelli odierni il messaggio lanciato da Elisa Sbaragli è di una potenza devastante. Tramite il movimento danzante di due corpi è riuscita infatti ad esaltare il noi in un mondo di io, la coesione all’interno di una realtà sempre più individualistica.



