Quando Fuori fa Freddo
- Caritas Diocesana

- 16 feb
- Tempo di lettura: 2 min

In questi mesi più freddi è aumentata l’attenzione di diverse persone della nostra città verso i senza fissa dimora: segnalazioni, aiuti concreti, il domandarsi come rendersi utili, discussioni sui social: «Fate qualcosa non è possibile che restino al freddo la notte», «Sto provando a dare una mano, ma la persona non vuole aiuto», «Obblighiamoli ad andare in una struttura», «Lui è disponibile ma non lo prendono perché ha il cane», «Mi sono avvicinato per vedere se respirava» …
Non è semplice aiutare chi “vive per strada”, ma accorgersi di loro è già un bel
segnale di una città che riesce ad alzare o abbassare lo sguardo verso l’Altro: nelle strade oltre all’esercito deve scendere soprattutto la nostra vicinanza solidale.
DUE PICCOLE INDICAZIONI PER ESSERE UTILI
Segnalarne la presenza: nel nostro territorio è attivo il progetto “Protezione freddo” promosso e ideato dal Servizio Sociale Professionale del Comune di Pesaro, 24 ore, 7 giorni su 7, (Tel. 112 - vi risponderà un operatore che vi indirizzerà) in collaborazione con l’associazione Città della Gioia e Caritas.
Basta segnalare la situazione di emergenza alla Polizia o ai Vigili urbani e in breve tempo un operatore volontario si potrà recare sul posto. Oppure la mattina chiamate il Centro di ascolto della Caritas (Tel. 0721 33819) così che possiamo recarci dalla persona e invitarla nei nostri spazi almeno per una doccia, per una colazione o per un pasto alla mensa, ma soprattutto per conoscerla e condividere con lei un possibile percorso di aiuto.
Diventare volontari: esperienze come Caritas, Città della gioia, Croce Rossa Italiana sono luoghi di formazione ad hoc ed è senz’altro il modo più efficace e concreto per aiutare i senzatetto: da soli spesso si rimane smarriti, impotenti, delusi e a volte molto arrabbiati. Noi come Caritas cerchiamo quotidianamente di accogliere chi vive nelle marginalità cercando di aiutare la persona ad esprimere le proprie speranze, i propri bisogni e limiti: si tratta «un’arte molto difficile».
«Aiutare le persone senza fissa dimora significa fermarsi, parlare, instaurare un rapporto personale di aiuto e di amicizia, soccorrere nelle necessità: sono i gesti semplici del Buon Samaritano, che colmano l’abisso di indifferenza che circonda la vita e a volte la morte di chi vive per la strada». Ci ricorda la Comunità di Sant’Egidio che da anni a Roma lavora sulla strada.
L’autenticità del prendersi cura sta nel comprendere e non semplicemente nell’offrire un servizio, anche se necessario. Nel fare posto al sentire dell’altro, avendone riguardo. Diversamente il disagio, la sofferenza diventano luoghi di solitudine. Privi di umanità. Sappiamo tutti l’importanza di uno sguardo, la delicatezza e il pudore di un contatto o di una parola ricercata con cura.
Per questo, con molta umiltà, ci piacerebbe poter camminare insieme e condividere le difficoltà con chi sente di impegnarsi anche nel dare un semplice aiuto, perché farlo insieme e mai da soli è un valore aggiunto, ed aiuta a superare quel
sentimento di inadeguatezza che spesso ci assale quando le persone non seguono
i «nostri saggi consigli». Costruiamo insieme una città più accogliente e meno giudicante.



