Letture Senza tempo
I LIBRI DEL PASSATO CHE PARLANO ALL’OGGI

Ci sono tempi, come quelli della nostra contemporaneità, che appaiono più difficili di altri e forse lo sono veramente. Tempi dinnanzi ai quali ci sentiamo privi di capacità per affrontarli. Ma, per fortuna, ci sono autori che, pur avendo scritto in un tempo preciso, lo hanno travalicato ponendosi fuori dal Tempo e fornendoci così strumenti di riflessione e di approccio alla vita.
Uno di questi autori è senza dubbio Lucio Anneo Seneca (4 a.C.–65 d.C.) che nacque a Cordoba in Spagna nel 4 a.C. sotto l’imperatore Augusto da una famiglia aristocratica. Educato a Roma diventò un autorevole membro del Senato, ma in seguito ad un intrigo di corte venne esiliato in Corsica per sette anni. Al suo ritorno fu nominato precettore di Lucio Domizio, il futuro Nerone, del quale divenne però poi la più illustre vittima quando nel 65 d.C. fu da lui stesso costretto al suicidio. La sua fu perciò un’esistenza del tutto particolare che toccò sia vertici altissimi che oscuri baratri, accompagnata sempre da una profonda riflessione filosofica.
Gli esiti di questo pensiero sono contenuti in molte opere, ma quella che più di tutte le altre costituisce la risposta ai problemi più cocenti dell’umanità di ogni tempo sono le “Lettere morali a Lucilio”, un epistolario che comprende il carteggio intrattenuto appunto da Seneca con questo personaggio Lucilio, allora governatore della Sicilia. La corrispondenza, al di là dall’essere per gli specialisti un compendio di filosofia stoica (la filosofia ellenistica alla quale Seneca aderiva), è per tutti uno scrigno di saggezza. Al quale è facile accedere e dal quale è facile attingere.
Il volume può essere “usato” come e quando si vuole, composto com’è appunto di lettere, testi brevi scritti con un linguaggio quasi colloquiale. Ogni missiva affronta un tema, come in risposta a una domanda, un dubbio, una necessità. E i temi, alla fine di un conteggio, sono molti più di cento.
È tutto quello che serve? È tutta la verità? Senza dubbio no, ma frequentando questo testo si impara che l’unica cosa che conta nella vita è imparare come vivere e come morire. O almeno provarci, almeno avvicinarcisi.
Per chi non è credente e non intravvede altri orizzonti, libri profondi come questo, libri senza tempo perché nel tempo della vita, costituiscono una guida sicura, come un amico vero. E un amico vero sostiene, esorta, aiuta con i fatti e con le parole.
Ed eccole le parole, come quando Seneca ci suggerisce che: «Non osiamo fare molte cose perché le riteniamo difficili, ma sono difficili perché non osiamo farle».
In questo caso l’autore non sta negando l’esistenza degli ostacoli che la vita ci pone sempre davanti, ma ci sta indicando un fenomeno psicologico. Prima di agire, la nostra mente riempie i vuoti con scenari negativi come il fallimento, la vergogna o il dolore; poi, poiché non abbiamo agito, non abbiamo ottenuto risultati che contraddicessero quegli scenari e quindi la paura si è confermata da sola dicendoci che in effetti era davvero molto difficile. E questo è un meccanismo a circuito chiuso.
Ma una chiave per sbloccarlo esiste: è l’azione deliberata. È distinguere cioè ciò che dipende da noi da ciò che non dipende da noi. Così che la paura, in questo contesto, non è un destino né qualcosa di negativo: è una reazione interna che può essere governata se impariamo a interpretarla. Si tratta di identificare un diverso centro di gravità: un centro che non deleghi la vita alla paura e che impedisca alla nostra mente di dirci di fuggire.
Il coraggio vero non è imprudenza. È consapevolezza e conoscenza. È quel dare sé stessi quando si sa che è giusto farlo e che possiamo farlo.
E in un’epoca della storia come questa in cui l’ansia anticipatoria, l’iper-comparazione e le decisioni rimandate sembrano prevalere, la frase di Seneca è un richiamo a non confondere la difficoltà con la scusa. Molto spesso qualcosa di grande inizia con qualcosa di piccolo e nulla di eroico: non temere di provare. Come il grande esempio di Alex Zanardi ci ha mostrato.



