Il vostro Viaggio nei sentimenti Comincia qui...
- Spazio Bianco

- 3 ore fa
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Alcune frasi ti entrano in testa anche se non vuoi, per le tante volte che vengono ripetute in TV e rimbalzate ovunque. Nel mese di luglio è successo con “il viaggio nei sentimenti”, l’espressione resa celebre da Temptation Island e diventata ormai un tormentone. Basta sentirla e il pensiero corre a falò, tentatori, lacrime e scenate televisive. Un viaggio nei sentimenti che finisce per raccontare il lato più fragile, esibito, ridicolo e spettacolarizzato delle relazioni umane.
Ma i sentimenti sono decisamente altro. E proprio per questo voglio proporvi un vero viaggio nei sentimenti. Un viaggio più autentico, più profondo, capace di lasciare qualcosa dentro. È quello che la musica ci sa regalare. È quello che un coro riesce a costruire quando decine di voci smettono di essere singole persone e diventano un unico respiro.
E allora lasciate che provi a tentarvi anch’io. Non con falò o colpi di scena, ma con un invito a vivere un’esperienza che parla davvero al cuore.
Per farlo ho intervistato Gabriele Foschi, ideatore e regista di “Una Musica Può Fare”, nonché il nostro maestro. Sì, perché anche io salirò su quel palco: sono una corista dell’Ex Novo Coro Urbano e avrò il privilegio di far parte di questo spettacolo, in scena il 20 settembre al Teatro Rossini di Pesaro.
Gabriele partiamo da te. Sai che ogni tanto, durante le prove, mi sorprendo a rivederti come il piccolo Gabriele che, tanti anni fa, cantava proprio in questo coro. Ti capita mai di ripensare a quel bambino?
«Daniiiii! Sì, spesso. Anzi, credo che quel bambino sia ancora qui, ogni volta che entro in sala prove. Il Grillo d’Oro è stato il luogo in cui ho scoperto la gioia di cantare, e sono ricordi che porto ancora con me.
Per questo, quando nel 2018, insieme a te ed altri ex coristi, abbiamo deciso di far rinascere il coro dopo oltre trent’anni di silenzio, non volevamo semplicemente recuperare una tradizione. Sentivamo il desiderio di restituire alla città un luogo speciale e di dare ai bambini di oggi la possibilità di vivere le stesse emozioni che avevamo vissuto noi.
Vederli crescere attraverso la musica è forse la soddisfazione più grande».
Tu oggi sei il nostro maestro, ma il tuo percorso nasce dal palcoscenico. Quanto c’è della tua esperienza nel musical nel modo in cui lavori con noi?
«Moltissimo. La mia formazione nasce dal mondo del musical theatre, ed è un’esperienza che ha influenzato profondamente il mio modo di lavorare.
Ho sempre pensato che cantare non significhi soltanto eseguire un brano in modo corretto, ma raccontarlo, viverlo e trasmetterlo a chi ascolta.
Nel corso degli anni, alla mia attività di performer si è affiancata la passione per l’insegnamento e per il canto corale. Cerco di mettere insieme tecnica vocale, interpretazione e presenza scenica, perché credo che ogni cantante debba sentirsi libero di esprimersi con autenticità. Solo così la musica riesce davvero ad arrivare al pubblico».
Oggi il Grillo d’Oro e l’Ex Novo Coro Urbano riuniscono bambini e adulti. Cosa significa per te far convivere sullo stesso palco generazioni così diverse?
«È uno degli aspetti che amo di più. La musica riesce ad abbattere le differenze di età e a creare un linguaggio comune. In coro non conta quanti anni hai, conta quello che riesci a condividere con gli altri. È un luogo di incontro, di crescita e di appartenenza».
Abbiamo parlato di radici, di incontri e di un coro che unisce generazioni diverse. Ora vorrei chiederti di raccontarci come è nato lo spettacolo che porta tutto questo sul palco.
«“Una musica può fare”, come molti di voi sanno, è il titolo di una canzone di Max Gazzè del 1998. Mi è sempre piaciuta e ha fatto nascere in me una domanda molto semplice: che cosa può fare davvero la musica?
La risposta è che può fare tantissime cose. Può emozionare, riportare alla memoria un ricordo, raccontare una storia, creare relazioni. Può nascere da una voce, da uno strumento, da un gesto, perfino da un oggetto quotidiano. E, qualche volta, riesce a dire quello che le parole da sole non riescono a esprimere.
Il pubblico troverà un grande coro composto da circa novanta voci, tra bambini e adulti, accompagnato dalla musica dal vivo, dal movimento e dal teatro. Ogni brano è inserito in una narrazione e contribuisce a raccontare una storia.
A guidare il pubblico sarà un Cantastorie, che accompagnerà gli spettatori in questo percorso attraverso le tante forme che la musica può assumere.
Ma al centro ci sarà soprattutto la voce, quella individuale e quella collettiva.
Con la partecipazione degli ospiti, sul palco arriveranno ad incontrarsi più di 100 voci.
E forse è proprio questa l’immagine che meglio racconta lo spirito di “Una Musica Può Fare”: cento persone che cantano insieme non sono semplicemente cento voci diverse. Diventano una voce sola, capace di raccontare cento storie».
Dopo questa chiacchierata con Gabriele ho ancora più chiaro perché faccio parte di questo progetto. Perché dietro ogni voce c’è una storia, dietro ogni canzone c’è un’emozione e dietro un coro c’è molto più della semplice musica.
A questo punto non resta che lasciarsi tentare… ci vediamo al Teatro Rossini!
Gabriele Foschi è cantante, performer, vocal coach e docente di tecnica vocale e canto corale. La sua esperienza nasce dal palcoscenico e dal musical theatre e, nel corso degli anni, si è affiancata sempre di più alla passione per l’insegnamento e la formazione. Da oltre quindici anni lavora con giovani e giovanissimi interpreti, accompagnandoli in un percorso che unisce canto, interpretazione e presenza scenica.
Attualmente dirige la sezione Musical Theatre del Balletto di Roma, dove cura la formazione vocale e interpretativa degli allievi e la realizzazione degli spettacoli. Collabora inoltre con L’Oltrarno, la scuola di formazione dell’attore diretta da Pierfrancesco Favino.
Un altro capitolo importante del suo percorso è legato alla sua città, Pesaro, e in particolare al Grillo d’Oro.



