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Insieme Individualmente

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Ovvero “fare un gruppo”, non “essere un gruppo”



Quello delle file interminabili in siti iconici è ormai diventato una sorta di rito collettivo da consumarsi periodicamente ad ogni estate. Anche in questa, infatti, abbiamo assistito al suo ripetersi sia in località di montagna che in luoghi lungo le coste e, come ogni volta, abbiamo letto i commenti e le osservazioni di sociologi, giornalisti e analisti vari che cercano di spiegare o giustificare il fenomeno, alla luce dei mutamenti degli usi e dei costumi dovuti soprattutto ai cambiamenti degli strumenti di comunicazione di massa.


Tutte le analisi hanno il loro valore e tutte le risposte la loro validità, ma quello che dal punto di vista filosofico risulta essere più interessante non è solo il perché le persone fanno quello che fanno, quanto piuttosto se nel farlo diventino “più persona”.


Ovvero nel momento in cui si forma un insieme, gli individui che lo compongono lo trasformano in un gruppo o restano individui isolati?

La domanda sembrerebbe inutile e invece ha un suo senso, molto profondo.

Quell’esperienza che stiamo vivendo, non da soli perché a fianco di tanti altri, è un qualcosa che lascerà un segno nella nostra crescita umana o rimarrà solamente un debole ricordo relegato ad uno scatto del telefonino?


Tralasciando le motivazioni, identiche o simili o diverse, che hanno spinto ciascuna di quelle persone a compiere contemporaneamente la stessa azione, una volta che la vivono in gruppo, la vivono insieme?


La differenza, infatti, tra essere gruppo, insieme o massa è significativamente alta.

La massa, termine che individua la caratteristica base della società moderna, corrisponde ad un numero elevato di persone che presentano, o sono spinte ad assumere, comportamenti collettivi in una sorta di contagio emotivo, come ben analizzato dal filosofo spagnolo José Ortega y Gasset nella sua opera “La ribellione delle masse” del 1930 o ancor prima, nel 1895, dallo psicologo francese G. Le Bon in “La psychologie des foules”.


Nell’epoca della post-modernità, quale quella attuale, tale atteggiamento viene aggravato, in senso negativo, dal contemporaneo utilizzo dei social che nel momento stesso in cui amplificano il numero degli elementi della massa, rendono questi ultimi ancor più “isolati” dal contesto.


I termini gruppo e insieme, invece, sottintendono meglio l’idea di un complesso ovvero di ciò che risulta da una unione.


In questo caso gli elementi che lo compongono mantengono la loro identità, pur compiendo gesti simili agli altri e possono concorrere ad un fine comune.

Ecco quindi che si torna alle osservazioni di partenza: quando siamo insieme, siamo un tutto o una massa?


Nel rispetto della nostra individualità prendiamo qualcosa degli altri? Li ascoltiamo? Li percepiamo? O sono solo uno “sfondo”?

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