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Dall’ “Età Selvaggia” alla Riscoperta della Partecipazione


Il rapporto Censis (Centro Studi Investimenti Sociali) “L’Italia nell’età selvaggia”, pubblicato lo scorso dicembre, racconta un Paese attraversato da profondi cambiamenti culturali e sociali, segnati da incertezza, sfiducia e crescente individualismo. Si indeboliscono i riferimenti collettivi tradizionali – istituzioni, corpi intermedi, valori condivisi – mentre aumenta la percezione di insicurezza e disorientamento.


L’“età selvaggia” non è tanto un ritorno alla violenza, quanto una condizione in cui ciascuno si muove da solo, privo di punti di riferimento stabili. Si afferma una logica di sopravvivenza individuale che riduce la fiducia reciproca e alimenta frammentazione sociale. In questo quadro, media e social amplificano paure e conflitti, contribuendo a una percezione della realtà spesso più drammatica di quella effettiva. Cresce così il bisogno di protezione, mentre diminuisce la partecipazione alla vita pubblica.


Eppure, proprio la partecipazione resta un elemento essenziale: è alla base della libertà e consente ai cittadini di contribuire attivamente alla società. Oggi si presenta in modo discontinuo, alternando momenti di chiusura a improvvise mobilitazioni collettive, spesso motivate dalla difesa dei diritti umani.


Di fronte alla difficoltà dei partiti nel rappresentare i bisogni reali, emergono nuove forme di impegno come l’advocacy, che permette ai cittadini di far sentire la propria voce e promuovere cambiamenti. Social media, flash mob e manifestazioni diventano strumenti efficaci per mobilitare l’opinione pubblica e incidere sulle decisioni politiche.

Questo impegno riguarda anche i cristiani, chiamati a non restare spettatori ma a contribuire attivamente al bene comune. In questa prospettiva, l’advocacy diventa uno strumento concreto di responsabilità e partecipazione.


La ricerca di Caritas Italiana ricorda infine che la sfida centrale è la tutela della dignità umana, oggi minacciata da una cultura che riduce le persone a oggetti, come dimostrano le nuove forme di sfruttamento, le discriminazioni e le guerre.


Per invertire la rotta, è necessario riscoprire il valore dello stare insieme: nei luoghi di lavoro, a scuola, nei quartieri. Un tempo era naturale organizzarsi per affrontare i problemi; oggi questa esperienza si è indebolita. Eppure, proprio dal ricostruire legami sociali e dalla collaborazione concreta può nascere una nuova forma di partecipazione capace di migliorare le condizioni di vita e restituire forza alla comunità.

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